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“I like this feeling”: in queste quattro parole, scritte sui suoi profili social, Dzeko ha racchiuso tutta la sua felicità per la doppietta rifilata al Bologna nella festa che l’Inter ha organizzato sabato sera a San Siro. Nonostante la grande esperienza a tutti i livelli e l’età ormai da veterano, non è da escludere che il bosniaco non senta la pressione che deriva dall’ereditare il peso della maglia indossata da Lukaku prima di lui. Il belga, scappato di notte senza salutare, ha comunque segnato il destino dell’Inter in questi due anni a suon di gol, con l’apice raggiunto con il tricolore conquistato dopo undici lunghi anni di attesa.

Edin non è certo l’ultimo arrivato, ha segnato ovunque, in Germania ha vinto la Bundesliga da capocannoniere, ha trionfato in Inghilterra con il City e a Roma si è imposto come uno dei marcatori più prolifici della storia giallorossa trovando il tempo di vincere anche la classifica dei cannonieri di serie A con 29 gol. 
Dzeko è un maestro e come tale si sta comportando in questa stagione. Ma si sa per un’attaccante segnare è (quasi) tutto e, quando la palla non entra, il morale non può essere mai al massimo nonostante le vittorie di squadra.
L’Inter in questo inizio di stagione ha segnato a grappoli, 15 gol in 4 partite sono il frutto di un lavoro corale enorme. La squadra è andata a segno con 9 giocatori diversi e non si è mai fatta mancare l’occasione di fare più volte del male alle difese avversarie. Ovvio che però dal centravanti di una qualsiasi squadra ci si aspetti soprattutto il gol. Dzeko è andato a segno al debutto in casa contro il Genoa e poi, nonostante le ottime prestazioni e il grande lavoro per la squadra, si è fermato. 

E’ stato molto sfortunato Edin contro il Real, tre occasioni importanti che solo un ottimo Courtois ha impedito che si trasformassero in rete. Aveva fame di gol il bosniaco e, quando Inzaghi l’ ha inserito per sostituire l’infortunato Correa, lo ha mostrato a tutti. La cosa preziosa di Dzeko è che a dispetto della voglia di segnare il suo “faticare” in campo non è mancato, l’attaccante nerazzurro non ha sacrificato il suo “lavoro” di punto di riferimento per la squadra sull’altare dell’egoismo da marcatore di razza. E’ così che, prima dei due splendidi gol, Edin si è prodigato per i compagni e ha anche realizzato un assist al bacio per il bellissimo tiro al volo di Dimarco.
Sono arrivate poi le tanto sospirate reti per Edin. Il labiale del 9 interista dopo il primo gol (“e che ca…”) è stato testimone abbastanza chiaro di quanto lui aspettasse questa “benedetta” rete.  Le statistiche ora parlano di 3 gol in 4 partite giocate e, per Dzeko, questa è solo la normalità che va vissuta.
Discorso simile si può fare per Dumfries. Anche per l’olandese l’eredità da raccogliere non è facile. Il numero 2 che fu di Hakimi può pesare molto anche se Denzel non lo da proprio a vedere. Nella sua prima da titolare Dumfries è stato perfetto: veloce, ordinato e decisivo e se l’arbitro avesse fatto il suo dovere fino in fondo, l’olandese avrebbe anche procurato un rigore e un’espulsione per Medel all’ultimo minuto. 

Dumfries sembra “fregarsene” di chi è arrivato prima di lui perché la sicurezza con cui scende in campo gli fa da biglietto da visita.  L’olandese ha fatto impazzire i suoi avversari diretti sulla fascia destra dando anche molte possibilità di “manovra” ai suoi compagni che, a loro volta, sembravano conoscere da sempre i movimenti del nazionale orange. Arrivare dopo “quei due” non sarebbe stato facile per nessuno, ma sembra che per Dzeko e Dumfries possa essere meno complicato del previsto.