452
Fino a ieri non potevamo immaginare la nostra squadra senza di lui. Ma come, l’uomo che piu’ incarna la voglia matta di Inter come può indossare una maglia che non abbia disegnate le strisce nerazzurre? Skriniar, nell’immaginario collettivo, era il nostro futuro, l’uomo da cui ripartire a tutti i livelli. Marotta e Ausilio però stanno muovendo le loro pedine di una scacchiera mai così laboriosa e complicata.

La regina degli scacchi sarebbe invidiosa dell’estro e la fantasia che il duo dirigenziale nerazzurro sta mostrando in queste delicate ore.

L’Inter, dopo la difficile scorsa estate, si è mossa subito e con largo anticipo per preparare la squadra che quest’anno dovrà provare di nuovo a cucirsi lo scudetto della seconda stella sul petto: Onana e Mkhitaryan sono acquisti fatti, Dybala ha da tempo la penna in mano per mettere la firma sul contratto mentre Asslani è già il vice Brozo. In tutto questo però c’è il nodo Skriniar. 

Lo slovacco non ha intenzione di muoversi, vuole diventare il capitano di questa squadra, è il suo obiettivo da sempre e, con Handanovic che potrebbe diventare il dodicesimo, il difensore nerazzurro avrebbe tante probabilità di indossare finalmente la fascia al braccio. 

Ma ora il discorso sembra davvero essere cambiato. Fino a 10 giorni fa nessuno pensava ad uno scenario del genere. Quando entra in corsa il PSG però tutto prende una piega inaspettata, loro hanno un portafogli illimitato e l’offerta di quasi 9 milioni annui presentata al giocatore fa vacillare anche un cuore nerazzurro come lo slovacco.

Quando le cifre diventano così importanti la trattativa si apre a prescindere da chi sia l’oggetto del desiderio, l’attaccamento alla maglia passa in secondo piano e la simbologia del giocatore per il popolo diventa quasi irrilevante.
A 80 milioni ci si siede al tavolo, vale per tutti, come avrebbe detto Weah, “belli e brutti”. Doveva lasciare l’Inter con Conte perché, per l’ex allenatore interista, inadatto alla sua difesa a tre. Sembrava che il credo difensivo di Conte non fosse adatto alle caratteristiche fisiche e tecniche del gigante slovacco, troppo macchinoso, troppo lento per chiudere le diagonali e troppo “legnoso” con i piedi per costruire dal fondo una ripartenza veloce sul pressing alto degli avversari.

Ma Skri è un campione e, come tale, si è saputo imporre anche in un ruolo nuovo diventando una “macchina da guerra” anche in quella zona del campo. I tempi sono questi, la società sta portando a Milano gente davvero forte, il ritorno di Lukaku è a un passo e può essere annoverato tra i “miracoli” di Marotta. 

Un giocatore venduto a 115 milioni l’anno scorso torna, quasi gratis, nemmeno dopo 12 mesi dalla sua partenza rinforzando un reparto che con lui, Lautaro e Dybala promette meraviglie. 

Come tutte le medaglie però potrebbe esserci l’altro lato, quello brutto, quello della partenza di Skriniar da Milano. La fascia di capitano sarebbe stato un giusto premio e  un orgoglio per un uomo, prima che un giocatore, che ha puntato tutte le sue fiches sulla ruota nerazzurra perché l’ha considerata vincente, l’ha considerata casa.

Sicuramente Skriniar vuole rimanere. Poi c’è la legge del mercato, quella che ti impone delle scelte dolorose, quella che ti fa piegare alle circostanze e, anche se ancora spero che qualcosa cambi, il caso sembra proprio essere quello del nostro grande numero 37.