Un percorso di venti mesi costellato da errori, business plan presentati e poi ritirati, impegni sul rifinanziamento mai mantenuti e una situazione a rischio per la continuità aziendale certificata dal bilancio presentato dal Milan.  il collega Giorgio Capuano per Panorama.it analizza dettagliatamente le le trentatré pagine firmate dal portoghese Cunha Rodrigues, il presidente della CFCB Uefa, l'organo di controllo finanziario sui club, con le quali sono state evidenziate le ragioni che hanno portato all'esclusione del Milan dalla prossima Europa League.

I MOTIVI - Nella emissione della sentenza, la Uefa ha tenuto nella giusta considerazione lo sforamento rispetto ai parametri del FFP (120 milioni di euro in 30 mesi dal giugno 2014 al dicembre 2017). Il massimo organismo europeo  cita un pezzo  della relazione di bilancio redatta da Ernst & Young, secondo cui: "vi è un'incertezza che potrebbe sollevare dubbi significativi sulla capacità del Gruppo Milan di continuare a operare". Questo perchè non è stato considerato credibile il piano economico, presentato e riscritto in almeno due circostanze. Una situazione di 'stress' finanziario  già presenti nel bilancio 2016-2017 e ribaditi con forza nel marzo 2018.

RIFINANZIAMENTO MAI AVVENUTO - I dubbi della Uefa sulla forza patrimoniale di Yonghong Li si palesano fin da subito tanto che al club, nel novembre 2017,  vengono richieste informazioni dettagliate sul piano di rifinanziamento del debito e garanzie sulle iniezioni di capitale da parte della proprietà. Il voluntary agreement viene negato nel mese di dicembre con il Milan che non riesce mai a dare informazioni rassicuranti sul tema del debito con Elliott. Addirittura il management, rivela Panorama.it, mette nero su bianco che non è esclusa la possibilità che parte del debito di Li venga passato al Milan. Il club, a sua volta, ha deciso di creare una Media Company dove far confluire gli assets fruttuosi (diritti tv, sponsorizzazioni, brand etc...) per emettere obbligazioni da 300 milioni (poi diventano 270) per restituire i suoi 128 a Elliott e finanziarsi per il futuro in una corsa al debito che viene fotografata dai revisori indipendenti di Pricewaterhouse Coopers con la cifra totale di 505 milioni di euro.
RICAVI DALLA CINA PARI A ZERO - Nei documenti presentati dalla Uefa si legge che: "grande impatto sulla credibilità delle informazioni presentate dal club e sulla fiducia che il club possa raggiungere comunque gli obiettivi prefissati".  Tra il primo e il terzo business plan presentato da Marco Fassone sorprende la la grande diminuzione della stima dei ricavi provenienti dagli affari commerciali in Cina. La Uefa è rimasta spiazzata dalla promessa di ricavi da 19 e 9 milioni con lo zero certificato nella prima stagione del Milan cinese. Nelle 33 pagine emerge anche che"nessuno contratto firmato per il 2019 e 2020". I giudici di Nyon hanno risposto punto su punto e sottolineato come la gravità dello sforamento dei parametri (120 milioni) ma forse pesano tutte le altre motivazioni rese pubbliche da Panorama.it.