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È da qualche giorno che sulle piattaforme social e in televisione impazza la notizia che i colossi di Twitter hanno censurato i commenti sulla manifestazione in Campidoglio di Donald Trump. Ricordiamo che l’ex Presidente degli USA non ha preso molto bene la sconfitta inflitta alle ultime lezioni da Joe Biden, tant’è che nelle ultime dichiarazioni prima delle sommosse anti-Biden, Trump quasi incitava i suoi a ribellarsi contro un sistema antidemocratico. Davvero poco coerenti con il suo mandato. A seguito degli eventi del 5 gennaio 2021, Donald Trump ha dunque commentato sui suoi account social, in particolare Twitter, l’evento ed è stato censurato, infatti i suoi profili sono stati bloccati. Da quel  momento è scattata la polemica.

Massimo Cacciari, infatti, filosofo ed ex sindaco di Venezia, decide di intervenire e spiega: “Dovrebbe esserci una forma di autorità politica che decide. Esattamente così come c’è l’Autorità per concorrenza, per la privacy. Che decide ‘questi messaggi in rete sono razzisti, sono sessisti, incitano alla violenza’ e così via. E tu, Zuckerberg, li devi cancellare “e ancora ” deve essere l’autorità che dice a Zuckerberg cosa cancellare, invece qui è lui che decide. E’ una cosa dell’altro mondo”. È con queste dichiarazioni che Cacciari sostiene che si stia assistendo gradualmente ad un netto sgretolamento della democrazia. 
Ma il filosofo non è l’unico a sostenere questa tesi. Infatti, Pierluigi di Battista giornalista del Corriere della Sera ha alimentato la polemica chiedendosi perché sia stato censurato con tanta brutalità l’ex Presidente degli USA ma altri come Erdogan e Maduro in Venezuela oppure i leader cinesi e russi continuino ad avere spazio sulle piattaforme nonostante twittino messaggi ancora più violenti dello stesso Trump. 
Sicuramente il tema affrontato è difficile da commentare, e rappresenta uno spartiacque ma è doveroso tenere conto di alcuni fattori: Trump ha sempre inneggiato all’odio, contro le minoranze e contro lo stesso sistema democratico. Il suo mandato è stato l’esempio di un’America elitaria che ha cercato di raccogliere i malcontenti di una piccola borghesia per avere consensi ma che non ha dato il suo frutto principale: la rappresentanza egualitaria. Durante le manifestazioni del Movimento Nero (BLM) ha censurato i manifestanti con polizia e cariche. La libertà di parola finisce nel momento in cui vanno lesi dei diritti fondamentali, lì dove vengono scritte calunnie e diffamazioni è doveroso porre un freno. Oltre al fatto che Twitter, Facebook ed Instagram hanno una policy da rispettare che censura tutti i contenuti discriminatori, sessisti e via dicendo, c’è da dire che le piattaforme social hanno un potenziale comunicativo molto forte e i messaggi scritti, in questo caso carichi di odio e discriminanti, permangono nel tempo e alimentano pregiudizi e divisioni. È dunque giusto imparare a non farne un uso improprio così come è successo per Donald Trump.