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Una situazione estremamente caotica, al limite del grottesco. E che sta facendo il giro del mondo, alimentando il dibattito sull'edizione di Coppa d'Africa attualmente in corso di svolgimento in Camerun. La partita in questione è Tunisia-Mali, valida per il girone F e il pandemonio si scatena nelle battute conclusive del match, col Mali avanti di un gol: l'arbitro, lo zambiano Sikazwe, ha fischiato in tre circostanze diverse la conclusione del match, scatenando le proteste di entrambe le squadre. 



Dopo un check VAR per un possibile calcio di rigore, il direttore di gara decreta la fine erroneamente all'85°, salvo poi tornare sui propri passi; pochi minuti dopo, è costretto nuovamente a ricorrere alla tecnologia per rivedere una sua decisione circa un cartellino rosso nei confronti del maliano El Bilal Touré e, a circa venti secondi dal 90°, decide nuovamente di interrompere la partita. La tensione in campo cresce, ma si arriva allo scadere del tempo regolamentare e qui si accende nuovamente il parapiglia, coi giocatori e lo staff della Tunisia che protestano visibilmente per il mancato tempo di recupero. Il signor Sikazwe, accusato in passato di corruzione, deve abbandonare il campo scortato dalla polizia, ma la storia ha ancora un capitolo aggiuntivo in serbo.

Dopo le premiazioni di fine partita e le conferenze stampa del caso, succede l'incredibile: il quarto ufficiale di gara torna in campo e le nazionali di Mali e Tunisia vengono invitate a fare ritorno sul terreno di gioco per disputare 3 minuti aggiuntivi. La nazionale nord-africana, furiosa per la gestione arbitrale, decide di non presentarsi e questo potrebbe comportare una sanzione nei suoi confronti, ma non è da escludere che possano presentare ricorso per reclamare l'errore tecnico dell'arbitro. Una confusione senza precedenti, che macchia l'immagine della Coppa d'Africa nel resto del mondo.