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Caro Leo Turrini, per la Formula Uno è un giorno triste.
“Triste per tutto lo sport, non solo per l’ambiente dei motori. Se ne è andato Frank Williams, l’Enzo Ferrari d’oltre Manica. È stato un simbolo e non solo per i risultati ottenuti in pista con la macchina che porta il suo nome”.

A cosa ti riferisci?
“Oggi, per fortuna, la società contemporanea ha rimosso l’indifferenza, per usare un eufemismo, nei confronti dei disabili. Ma ti assicuro che questa sensibilità ancora non c’era nel 1986, quando Frank si ritrovò su una sedia a rotelle dopo un terribile incidente stradale. Ebbene, ciò nonostante Williams continuò a governare la sua scuderia mantenendola a livelli altissimi. Anzi, la rese più forte”.

Ha vinto tanto.
“Sì, i mondiali con Jones, con Rosberg padre e con Piquet senior, con Mansell e con Prost, con i figli di Graham Hill e di Gilles Villeneuve. Eppure…”

Eppure?
“Guarda, il destino è stato crudele con Frank. Lui ha avuto al volante delle sue monoposto tanti grandi campioni. Ma aveva un debole per Ayrton Senna. Lo insegui’ per anni e quando finalmente riuscì ad ingaggiarlo accadde l’irreparabile, la tragedia di Imola94. Io ero alla cerimonia funebre di Morumbi e non potrò mai dimenticare lo sgomento indicibile di Frank mentre sostava dinanzi alla bara del Campionissimo. Credo che quella ferita non si sia mai rimarginata”.

È vero che Enzo Ferrari lo ammirava?
“Sicuro. Devi sapere che Frank da giovane per un po’ aveva vissuto a Modena. Aveva lavorato come meccanico, o se preferisci come tecnico, al servizio di Alessandro De Tomaso, l’imprenditore argentino che ad un certo punto si era comprato la Maserati e la Innocenti. All’epoca Williams si sfamava mangiando panini. Imparò anche il dialetto modenese! Più tardi avrebbe convinto gli sceicchi dei petrodollari a finanziarlo, diventò meritatamente molto ricco e il resto sta negli albi d’oro”.

Forse personaggi così non ne esistono più.
“Temo di no. E non solo nei motori”.
Cambiando discorso, in Qatar ci andremo noi o Cristiano Ronaldo?
“Se continuiamo a porci questa domanda il mondiale certamente lo guarderemo in televisione”.

In che senso?
“Nel senso che una Nazionale incapace di battere Bulgaria, Svizzera e Irlanda del Nord, insomma, prima dovrebbe esclusivamente concentrarsi sul primo avversario, la Macedonia. A furia di sentirci predestinati e di guardare avanti, siamo finiti agli spareggi! È sbagliato anche il modo di raccontarlo, questo psicodramma azzurro: dovevamo tutti svegliarci prima, partendo da Mancini. Posso aggiungere una cosa?”

Prego.
“È ridicolo che un ente come la Fifa stabilisca una finale in gara secca per andare ai Mondiali non in campo neutro ma in casa di una delle contendenti. È una offesa al buon senso e ai valori dello sport. Dai un vantaggio enorme non in base al ranking o al merito, ma per sorteggio! È una follia. Lo era anche prima che ci ritrovassimo in questo guaio noi italiani. Solo, ci svegliamo sempre tardi”.

Invece sembra proprio che la Juve non si svegli più.
“Quello bianconero è un mistero buffo e non mi riferisco alle plusvalenze, non sono un analista di bilanci. Il punto è che se Pirlo, che per inciso nel girone di Champions un anno fa vinse 3-0 al Camp Nou, avesse fatto in campionato gli stessi risultati di Allegri, che nel frattempo ha preso 4 gol a Londra, insomma, Pirlo il panettone mica lo mangiava…”.

di Daniela Bertoni