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Allora, caro Leo Turrini, ti è piaciuta la cerimonia inaugurale della Olimpiade?
“Beh, forse dovreste dirmelo voi che siete a casa”.

In che senso?
“Per un telespettatore lo show non credo sia cambiato un granché, dico come resa video. Per noi dentro lo stadio, invece, l’assenza del pubblico è stata devastante. Quasi un invito a non dimenticare cosa è successo nel mondo causa pandemia e cosa ancora potrà accadere”.

È vero che fuori c’era gente che protestava contro l’evento?
“Ce n’era, ma poca. Del resto qui le misure anti assembramento sono rigidissime. Se un Bonucci nipponico chiedesse una sfilata con bus aperto, eh, ti assicuro che verrebbe addirittura decapitato su pubblica piazza con la katana”.

Addirittura.
“Ti racconto questa. In albergo gli stranieri debbono fare colazione da soli. Se ti azzardi a tentare di prendere un caffè con i locali, gentilmente cominciano ad agitare le lame dei samurai. Per tacere della Coppa Cobram...”

Prego?
“Ogni giorno tutti i membri della famiglia olimpica, compreso me, debbono riempire una provetta di saliva. Per i test anti Covid. Se non ce la fai, sei squalificato. È successo al mio vicino di camera in hotel, l’allenatore dei judoisti cubani. Un tipo molto allegro, l’ha presa con filosofia. Pensa che mi ha spiegato il momento Mancini sul tatami qui a Tokyo”.
Non è che esagerate con i super alcolici, lì alla Olimpiade?
“Magari, sempre per il virus non ne vendono. No, è che devi sapere che battere un giapponese nel judo è come battere gli inglesi a pallone a Wembley in una finale”.

E allora?
“Allora domenica nella categoria fino a 66 kg l’azzurro Manuel Lombardo, che è un piemontese, è l’incubo dei maestri del Sol Levante. Lui e l’idolo di casa Abe sono i grandi favoriti. Poi magari l’oro lo vince un moldavo ma se Lombardo ce la fa è una roba tipo gli azzurri a Londra. Nel caso, mandateci Bonucci per avere il bus scoperto”.

Non mi hai ancora detto cosa ti è piaciuto di più dello show inaugurale
“Pita Taufatofua, il portabandiera di Tonga. Un mito! Sempre a torso nudo, con qualunque temperatura. Per sua fortuna qui fa un caldo porco, ma giro’ così anche in Corea, alla Olimpiade invernale”.

Dai, seriamente.
“Seriamente, Paoletta Egonu con il vessillo olimpico, davvero non comprendo come sia possibile che qualcuno in Italia abbia criticato la scelta. E ci voleva la pandemia perché i tromboni del Cio si decidessero a ricordare gli atleti israeliani massacrati dai terroristi palestinesi a Monaco nel 1972. Per quasi mezzo secolo i padroni dello sport planetario hanno fatto finta di niente. Cosa vuoi che ti dica, meglio tardi che mai. Al solito, nello sport chi lo pratica è meglio di chi lo governa“.

di Daniela Bertoni