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Caro Leo Turrini, da dove vogliamo inaugurare la prima riflessione del 2020?
“Intanto dagli auguri tardivi a tutti i frequentatori di questo amabile luogo. Dopo di che lasciami rendere omaggio alla memoria di Hubert Auriol. Non ha mai vestito la maglia del PSG ma ti assicuro che è stato un grande dello sport. Nel suo caso, a motore. Questo francese è stato il primo essere umano a vincere la Dakar, quella vera nel cuore dell’Africa, sia su due che su quattro ruote. Adesso che il maledetto Covid si è portato via anche lui, concedimi di ricordare, attraverso Auriol, una certa idea romantica della competizione, della passione, dell’emozione che non è soltanto business”.

Qualcosa che abbiamo perso.
“Eh, in generale e purtroppo sì. Ci pensavo anche seguendo la vicenda curiosa della FA Cup, quella partita tra il Marine, un club di ottava divisione, e il Tottenham di Mourinho”.

In che senso?
“Beh, gli inglesi hanno molti difetti, sono spocchiosi, non conoscono il bidè e sono pure usciti dalla Ue, tutto quello che vuoi. Eppure non hanno dimenticato la suggestione delle favole. Pensa come sarebbe una Coppa Italia con l’Inter a Vimercate, la Juve a Pragelato, la Roma a Velletri, il Bologna a Budrio. Ma da noi non si può, un bambino di periferia Ronaldo e Lukaku li può vedere solo in tv o in futuro nei grandi stadi, quando saremo liberi dall’incubo pandemia. Ma dal vivo a casa sua no. Da anni hanno cancellato anche le amichevoli del giovedì. Poi uno si lamenta se la Premier League nel mondo è infinitamente più popolare della serie A. Io dico che dipende anche da questi particolari. Ma posso tornare alla scomparsa di Auriol?”

Prego.
“In una dimensione diversa le sue imprese nel deserto saranno un po’ il punto di riferimento per Davide Brivio, il manager italiano campione del mondo con la Suzuki di Mir e in passato legatissimo a Valentino Rossi. Beh, Brivio è appena passato dalle due alle quattro ruote, governerà in F1 il team della Alpine Renault che avrà Fernando Alonso al volante. Ecco, Brivio è la versione di Auriol dietro la scrivania. È molto in gamba e non mi sorprende che un altro italiano come De Meo, il boss Renault, lo abbia voluto in quel ruolo”.

Intanto la Ferrari è sempre senza amministratore delegato.
“John Elkann sa che non può sbagliare la scelta, che è fondamentale per la azienda e per il reparto corse. Tieni presente due cose”.

Sentiamo.
“Dopo la fusione tra Fiat Chrysler e Peugeot a comandare saranno i francesi, non gli Agnelli Elkann. Ai quali di fatto nell’automotive resta il controllo solo del marchio Ferrari. La quale Ferrari, seconda cosa, in Borsa da sola vale più dell’intera Fca pre fusione con Peugeot”
.
Quindi Maranello...
“Conta già più di Torino e Detroit”.
Tu sei sempre per Andrea Agnelli al vertice del Cavallino?
“Io sì, non vedo perché dovrei cambiare idea”.

Magari è lui che preferisce restare alla Juventus.
“Per carità, può darsi, anche se ovviamente tra le due realtà, dico Juve e Ferrari, finanziariamente non c’è paragone. Poi, certo, la Zebra almeno in Italia vince e la Rossa in pista perderebbe anche nel kartodromo di Marine, dove ha giocato in FA il Tottenham di Mou”.

Da Mou all’Inter il passo è breve.
“Per come ha giocato a Genova e a Roma, la Beneamata meritava di fare sei punti, mica uno. Alla squadra di Conte manca un po’ l’istinto del killer ma può lottare per il titolo fino alla fine, a prescindere dall’esito dello scontro diretto di domenica prossima. Questo è un campionato finalmente equilibrato, a settembre dissi che la mia favorita era l’Atalanta e...”

E?
“Come il notaio Riporti da Arbore, visto l’ultimo Ilicic quasi quasi confermo il pronostico”.

di Daniela Bertoni