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Caro Leo Turrini, ben ritrovato. Ti piace la nuova Ferrari?
“No”.
Cominciamo bene.
“Fammi spiegare. Non mi riferisco alla macchina in se’. Per carità, la SF21 esteticamente è un bel vedere e la soluzione cromatica adottata è pure accattivante...”
E allora?
“Allora non mi piace l’approccio alla nuova stagione. Sei la Ferrari, sei storicamente una eccellenza italiana, sei il prototipo di una emozione. Ma se dichiari da subito che l’obiettivo è migliorare il sesto posto (su dieci squadre) nel mondiale dei costruttori, insomma...”
Beh, si chiama realismo.
“O tafazzismo, magari. Sicuramente sono fatto male io, ma da ferrarista reclamo il diritto a sognare! Non ho l’anello al naso, so bene che la Mercedes è inarrivabile. Ma da Maranello cerca di darmi una prospettiva anche nel breve, dai”.
Il presidente John Elkann punta tutto sul 2022, sulla F1 delle nuove regole.
“Capisco, ma così si determina una attesa messianica e io in giro mica vedo il Redentore! Vedi, se sei un team qualunque puoi anche volare rasoterra. Se sei la Ferrari e negli ultimi tre Gp del 2020 conquisti la bellezza di un punto, ho scritto un punto, ecco, io mi aspetto una reazione. Immediata. Mica nel 2022”.
Ti sento affranto.
“Facciamo che pagherei di tasca mia per sbagliare. Aggiungo, per onestà intellettuale, che non è solo colpa di Mattia Binotto o di Elkann. La Ferrari nel presente paga una prolungata dispersione del suo capitale umano. Dal dopo Schumi, facciamo dal 2009, non si contano gli ingegneri e i manager bruciati dal Cavallino. Non di rado poi li abbiamo ritrovati a vincere in Mercedes, pensa te. Ecco, ricostruire non è semplice. Ma un pizzico di ambizione in più, adesso, sarebbe gradita”.
Hai citato Schumi. Sta per debuttare nei Gran Premi suo figlio. Che effetto ti fa?
“Commozione pura e tanta tenerezza. Mick me lo ricordo bambino. Per noi ferraristi quel cognome non sarà mai banale. Ma tieni presente una cosa: suo padre correva sempre per vincere. Al figlio, basterà non arrivare ultimo”.
Addirittura.
“Sì, la Haas, la sua squadra, ha già annunciato che nemmeno svilupperà la macchina, che usa la power unit Ferrari. E questo non è un buon segno nemmeno per Leclerc e Sainz, che pure sono bravissimi. Mettiamola così: Schumi 2 farà un anno di scuola guida. Imparerà. E tra due anni lo giudicheremo”.
Lo vedi che ragioni come John Elkann e Mattia Binotto?
“Touche’. Ma, appunto, non mi piace”.
Lewis Hamilton ha già l’ottavo titolo, quello dei record, in tasca?
“Quasi. A me trasmette la sensazione, Lewis, di avere già la testa altrove. Vediamo se Verstappen con la Red Bull riesce a riportarlo sulla terra”.
Outsider per la stagione che comincia a fine mese?
“La McLaren, che era già buona l’anno scorso e che adesso monterà il motore Mercedes”.
Niente Vettel?
“Ah, il nostro agente Zero Zero Vettel con la Aston Martin di James Bond! Mah, stavolta la macchina ce l’ha, mica guida ancora la Ferrari del 2020. Bisogna capire come reagisce al fallimento dei sogni in Rosso. Ma Seb è una bella persona, gli faccio tanti auguri di cuore”.
A proposito di fallimento: la Juve in Champions...
“Eh, John Elkann a Maranello non ride e Andrea Agnelli a Torino pure. Tre anni con CR7 in Europa e manco lo straccio di una semifinale. L’operazione si commenta da sola, anche ripensando alle due finali di Allegri senza il portoghese. Comunque, peccato per Inter e Milan”.
Sei impazzito?
“Per niente. Avesse eliminato il Porto, la Juve avrebbe disperso energie sul doppio fronte. Adesso le resta il campionato, che rimane apertissimo. Più incerto della mia Formula Uno, sicuro “.

di Daniela Bertoni