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Caro Leo Turrini, vedendo Federica Pellegrini annaspare in batteria lì a Tokyo non hai per caso pensato a Valentino Rossi?
“Sì, ma in senso buono”.

Cioè?
“Conosci la mia idea. Io credo che a un Campionissimo non si possa negare il diritto di scegliere il modo e il momento dell’addio. Vale per Vale, Vale anche per Fede. Punto”.

Credi ce la farà a centrare lo storico obiettivo della quinta finale olimpica consecutiva, la Divina?
“È il suo obiettivo. In batteria è andata male, ma ha salvato la pelle. Secondo me il tempo per entrare tra le migliori otto lo può fare. Ma lasciami aggiungere una cosa”.

Prego.
“C’è un sentimento che non appartiene ai leoni da tastiera e in generale all’italiano medio. Si chiama gratitudine. Ti ricordi quando presunti tifosi del Milan fischiarono Paolo Maldini nel giorno dell’addio? Fu una pagina vergognosa. Mi auguro, qualunque sia l’epilogo, che Federica riceva l’ammirazione che merita”.

Ma come mai li in Giappone abbiamo smesso di vincere ori?
“Uh, quanta cattiveria! Guarda che l’argento della 4x100 stile libero maschile è un evento storico, ci hanno battuto solo i fenomeni americani, gli eredi di Spitz e di Phelps”.

Hai ragione, però sai meglio di me come ragiona l’italiano medio.
“D’accordo, ma non sarebbe male cercare di cominciare a cambiare la cultura di questo nostro Bel Paese. Io non riesco a considerare un fallimento l’argento di Garozzo nel fioretto o di Diana Bacosi nello skeet. So benissimo che a Rio entrambi avevano vinto, ma questa cosa che conta solo il primo posto, nel calcio e altrove, insomma, è profondamente diseducativa. Posso fare un altro esempio?”
Prego.
“Oggi stavo in piscina. Katie Ledecky, che sta al nuoto come Messi sta al calcio, è stata sconfitta nella finale dei 400 stile libero da una australiana. Gara pazzesca, per inciso. Non è che i media americani la stanno trattando come una fallita”.

Tu sei proprio interista dentro.
“Ehi, qua a Tokyo incredibilmente Lukaku è popolarissimo”.

Cosa c’entra Big Rom, adesso?
“Aspetta. Come ti sto raccontando da qualche giorno, i giapponesi sono tipi curiosi. Stamattina l’autista della navetta per la piscina ha clamorosamente sbagliato strada e si è infilato nella corsia per i camion da trasporto. Un’ora di coda per sette chilometri, dietro Tir che trasportavano chissà cosa. E questo driver non la smetteva più di scusarsi ma noi cronisti eravamo tutti furibondi. Finché il giapponese ha notato che indossavo una maglia dell’Inter e si è messo a dire: Lula, Lula!”

Forse si riferiva all’ex presidente del Brasile.
“No, no, aveva in mente l’Inter, fidati. Mi ha persino spiegato che la perdita di Conte è gravissima”.

Ma dai.
“A Tokyo sopportano male l’Olimpiade ma sanno tutto di serie A...”.

di Daniela Bertoni