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Caro Leo Turrini, vogliamo partire da Lewis Hamilton o da Valentino Rossi?
“Da Cesare Prandelli, invece”.

Prego.
“Vedi, io credo che non sarà il calcio italiano a mancare a Prandelli, ma Prandelli a mancare al calcio italiano”.

In che senso?
“Beh, esce di scena un uomo mite, perbene. Troppo spesso queste virtù vengono scambiate per debolezza o addirittura per ipocrisia. Ed è un peccato. Immagino lui intimamente se ne rendesse conto. Nel 2014 ricevemmo insieme il premio dedicato a Beppe Viola ad Arco, mancava poco al mondiale in Brasile. Cesare era al top della popolarità, la gente si spintonava per un selfie. Ricordo che mi sussurrò: chissà che succede se poi perdo una partita...”

Beh, alla fine contano sempre i risultati.
“È inevitabile e lo capisco, è anche giusto. Ci sta anche di dire che dopo le dimissioni da ct Cesare ha sbagliato più di una scelta, penso alla fretta di andare in Turchia o al Valencia. Ma ci servirebbe anche un po’ di memoria. L’Italia dell’Europeo del 2012 è stata l’ultima a giocare una finale”.

Magari presto ci riuscirà il Mancio.
“Speriamo, anche per un discorso di psicologia collettiva. Con quello che stiamo passando causa pandemia, noi italiani abbiamo bisogno di qualcosa che sappia unire. Una Nazionale di calcio serve anche a questo. Pensa a cosa simbolicamente rappresentarono Bearzot, Zoff e Paolo Rossi durante gli Anni di Piombo. E il Covid è peggio del terrorismo, perché colpisce ovunque e chiunque”.

È una Nazionale anche la Ferrari.
“Ah, dolenti note”.

Prospettive per il Bahrain di domenica?
“Scarse, decisamente scarse”.

Cosa ti aspetti?
“Guarda, a Maranello volano bassissimi, quasi rasoterra. Iper prudenti. Piero Ferrari, il figlio del Drake, mi ha spiegato che si accontenterebbe di vincere un Gran Premio su ventitré!”.
E tu cosa hai risposto?
“Che se il Benevento ha vinto in casa della Juve di Andrea Agnelli allora la Ferrari di John Elkann deve immaginare di poterne vincere almeno due, di corse”.

Vi accontentate di poco.
“Questo passa il convento di Maranello. La Nazionale Rossa viene da un 2020 catastrofico e le regole non sono cambiate. E i miracoli a trecento all’ora non li fa nessuno”.

Hamilton ha già l’ottavo titolo in tasca?
“Farà fatica a perderlo, anche se nei test Mercedes aveva qualche problema.
L’alternativa è l’Olandese Volante”.

Verstappen con la Red Bull.
“Lui. Matto come un cavallo, ma un grandissimo. Ormai in pista ha quasi completamente azzerato gli errori. Anche se voglio vedere come reagisce se i Bibitari gli danno davvero una macchina a livello Mercedes ad ogni Gran Premio”.

Dunque, Mercedes e Red Bull in prima fila. E poi?
“Terza forza la McLaren. È in crescita e avrà il motore Mercedes con un manico come Ricciardo nell’abitacolo. Accanto la Aston Martin di Zero Zero Vettel”.

Scusa, ma i nostri eroi?
“Dietro, a giocarsela con la ex Minardi che oggi si chiama Alpha Tauri e con la Alpine Renault di Alonso. Poi magari Leclerc e Sainz, che sono bravissimi, spremono sangue dalla rapa e io ne sarò felicissimo”.

Cosa ti aspetti da Valentino Rossi in Qatar?
“Che si diverta. A lui non possiamo chiedere più niente. È normale che sia invecchiato con noi. Adesso a far suonare l’inno di Mameli ci debbono pensare il Morbido e le Ducati”.

di Daniela Bertoni