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Caro Leo Turrini, ma per uno come te è peggio essere ferrarista o interista?
“Estate orribile! Come diceva Woody Allen, beh, Cristo è morto, Marx è morto e nemmeno io, Binotto e Conte ci sentiamo tanto bene”.

Da dove cominciamo?
“Dalla strettissima attualità Rossa. Al disastro tecnologico, che ormai era appurato, si somma anche l’eccesso di esuberanza di Carletto nella seconda gara austriaca. E buona notte”.

Tutta colpa di Leclerc, per l’incidente al via con Vettel?
“Sicuro, lo ha ammesso subito, il Principe di Montecarlo. Ha sbagliato di brutto e ti lascio immaginare cosa si sarebbe detto se fosse stato il tedesco ad innescare la doppia eliminazione. Rincoglionito! Bollito! Rancoroso! E invece ha toppato il ragazzo”.

Forse il clima in squadra non è buono.
“Eh, non è il primo episodio, Vettel e Leclerc proprio non si pigliano, non c’è chimica fra loro. Acqua e olio, ecco. È come se CR7 non passasse la palla a Dybala e viceversa. Ma questo è il meno, fidati”.

In che senso?
“Nel senso che la macchina proprio non c’è, è un progetto farlocco. Non c’è nemmeno John Elkann, il presidente del Cavallino: non pervenuto, come la temperatura di Ulan Bator. E alla fine il povero Binotto è solo, non ha interlocutori. E si vede, purtroppo. Contro un colosso come Mercedes. Ma star dietro anche alla Alpha Tauri, dai...”.

Un quadro fosco.
“Insomma, l’ultima Ferrari vincente aveva un leader come presidente, cioè Montezemolo. Aveva le risorse, aveva grandi tecnici, ovviamente aveva Schumi. L’azionista Fiat ci teneva tanto a vincere, eccetera. Adesso, non vedo nulla di paragonabile. La Ferrari non è una azienda come le altre, non è Cnh o la Comau. Ha un’anima, una storia. O la ami e la conosci, oppure guardi solo la quotazione in Borsa. Dopo di che, in pista sprofondi”.
Magari ci vorrebbe Andrea Agnelli presidente a Maranello.
“E magari sì. Ha lavorato in gioventù per la Rossa, so che è affezionato alla materia. Ma sta alla Juve e poi ci sono dinamiche dinastiche troppo astruse per noi comuni mortali”.

Intanto in pratica la Juve ha vinto il suo nono scudetto.
“Era inevitabile. Giocando ogni tre giorni post pandemia, con il caldo che c’è, la Lazio non aveva un organico per reggere il confronto. Infatti ha perso quattro partite, da quando questo strano campionato è ripreso. Solo che tutti parlano di Conte, che ne ha persa una”.

Beh, ma anche lui...
“Oh, senti, io da tifoso capisco la disillusione e figurati se sono contento per la figuraccia con il Bologna. Poi magari la Beneamata fa zero punti anche con Toro e Spal, ma è pur vero che intorno all’Inter c’è sempre una esagerazione mediatica spaventosa. Non da oggi. Dunque, la domanda vera e di prospettiva è un’altra: riuscirà Conte a gestire la pressione? O si arrenderà pure lui?”

Hai un pronostico in merito?
“No. Solo, agli interisti consiglierei di smetterla con la menata del Dna bianconero dell’allenatore. Trapattoni da quale panchina veniva? E Sarri non sta per vincere con la Juve?”.


di Daniela Bertoni