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Caro Leo Turrini, purtroppo questa è stata la settimana del lutto per Kobe, per sua figlia e per le altre persone che erano con loro sull’elicottero...
“Mi ha commosso la straordinaria partecipazione popolare e non soltanto in America. È stata la dimostrazione, nel dolore, di quanto grande sia la forza, non solo mediatica, di un Campionissimo. Bryant lo era e aveva saputo coinvolgere milioni di esseri umani”.

Hai un ricordo personale?
“Minuscolo, anche perché io sono modenese e noi modenesi storicamente al basket preferiamo la pallavolo. Ma come sai Kobe era anche un po’ emiliano, il padre aveva giocato a Reggio. E da Reggio ci spostiamo a Pechino...”

Non tirarmi fuori il coronavirus, per favore.
“Aspetta. Era il 2008 e io ero nella capitale cinese come inviato alla mia ennesima Olimpiade. Alla vigilia dell’ultimo giorno, dall’Italia mia figlia, che è innamorata dei Lakers quanto io lo sono dell’Inter, mi lancia un ultimatum: papà, devi assolutamente andare a vedere la finale del basket, il Dream Team contro la Spagna. Pensai: sempre meglio che lavorare e raggiunsi l’impianto che ospitava l’evento. Fu una partita bellissima, te lo dico da incompetente, decisa dalle magie di Kobe e LeBron. Tra l’altro mi entusiasmò la gioia infantile di questi fuoriclasse della NBA. Erano ricchissimi e celebratissimi, ma avevano dato l’anima per l’oro dei Giochi. Mi fece impressione, fu la conferma dal vivo della unicità della Olimpiade. E qui salta fuori il mio cappellino della Ferrari”.

Cosa c’entra la Ferrari?
“Arrivo. Dopo il match, Kobe si era avvicinato alle postazioni tv per le interviste di rito. Io passavo lì accanto per avviarmi all’uscita e mi ricordai che Bryant non solo parlava bene l’italiano, ma capiva anche il dialetto emiliano. Così, di getto, gli gridai: te un bel fenomen! Non credo serva la traduzione. Lui notò il berrettino rosso e rispose: “Maranello, eh? Forza Ferrari!”. È un frammento di memoria, ma resterà sempre con me. Poi a Londra nel 2012 sono tornato a vedere la finale, sempre contro gli spagnoli, sempre con Kobe e LeBron determinanti, sempre con il mio cappellino. Però fu impossibile avvicinarlo”.

Cambiamo argomento. Per Valentino Rossi è vicino il pre pensionamento?
“Quota 100 non si può applicare a un Campionissimo”.

Tradotto?
“Sicuramente è una cosa bellissima quando un fuoriclasse esce di scena da trionfatore. Pensa proprio a Kobe e ai suoi 60 punti nell’ultima partita che ha giocato. O a Tomba che vince lo slalom dell’addio. È il finale perfetto, su questo non ci piove. Ma come si fa a negare ad un asso il diritto di scegliere liberamente il momento del congedo? È una mancanza di rispetto”.

Credi che la Yamaha sia stata irriguardosa nei confronti di Vale?
“La Yamaha ha ragionato da azienda e ci sta. Però a me la teoria dell’uno vale uno è sempre parsa una boiata. Ci sono le storie, i curriculum, le competenze. Messa giù così, per quanto concordata, la decisione giapponese somiglia ad un pre avviso di sfratto, ecco”.
E non ti piace.
“A me piace che Rossi sia padrone del suo destino. Non deve continuare perché ancora genera un grande business e non deve smettere perché altri, silenziosamente, cominciano a trovarlo patetico. Tutto lì. Poi, in sede filosofica, potremmo abbandonarci ad una laboriosa meditazione sul significato della parola ingratitudine. Ma non è questo il luogo”.

A proposito: tu pensi che Conte debba essere grato a Marotta del mercato di gennaio?
“Non vedo come potrebbe lamentarsi, fermo restando che la Juventus rimane più forte”.

Ma la Juventus ha appena perso a Napoli.
“Se è per questo la mia Inter non vince in campionato dalla Befana, eh”.

In Coppa Italia però sì, ha vinto.
“Senti senta. La sera del match con la Fiorentina ero con Aldo, Giovanni e Giacomo. Dovevo presentare il loro ultimo film, ‘Odio l’estate’. In realtà sembrava il remake di Quattro uomini e una Coppa Italia, smanettavamo freneticamente di nascosto con il cellulare per seguire l’andamento della partita, anche loro hanno il sangue nerazzurro. Ad un certo punto si era diffusa la voce di una clamorosa tripletta di Eriksen. Non era vero, ma promette di essere un gran bell’acquisto”.

E il film com’è?
“Molto carino e con un titolo perfetto per un interista. Dopo l’inevitabile scudetto bianconero, che mai potrà dire un fan della Beneamata, se non appunto Odio l’estate?”

di Daniela Bertoni