523
La Supercoppa d’Italia l’ha vinta Andrea Pirlo. Lo scrivo da scettico della prima ora e da avversatore degli allenatori senza gavetta ed esperienza. Lo scrivo perché molto l’ho criticato e molto lo criticherò quando non vincerà lo scudetto (sarà dell’Inter) o la sua Juve farà partite indecorose come quella di San Siro. Ma non sarei onesto con me stesso e con quei pochi lettori che ancora mi reputano meritevole di lettura, se non riconoscessi che la vittoria della Juventus sul Napoli (2-0), con una formazione ridotta all’osso e solo con un paio di cambi credibili, è da ricondurre all’allenatore che domenica sera aveva incassato una delle lezioni più amare della sua pur breve carriera.

Riepilogo i meriti, partendo dal più rilevante. Aver cancellato in tre giorni dalla testa dei giocatori il dubbio di essere inferiori all’Inter e, di conseguenza, a molti altri avversari tra cui il Napoli. Aver rivitalizzato il centrocampo con Arthur (forse avrà capito che vale il doppio di Rabiot) ridando fiducia a Bentancur, decisamente tra i migliori. Aver fatto sedere in panchina Morata (pessimo con l’Inter) per stimolarne il senso di riscatto. Avere sostituito Chiesa (incolore) con Bernardeschi (quasi un verde acceso). Avere deciso di impiegare Cuadrado, fuori dal Covid nella tarda mattinata, per esserne ripagato con una prova di primissima qualità. Avere infuso autostima ad una difesa che, per una volta, non ha subìto gol

La Juve ha vinto perché - pur essendo a pezzi - ha saputo raccogliersi in se stessa, accettare i limiti per cercare di superarli e giocare una partita coraggiosa. Non è stata bellissima, non ha dominato, non ha creato occasioni a raffica. Ma ha tenuto di più il pallone cercando l’ampiezza e, quando possibile, la profondità.

Va detto che, a tenerla a galla, ha provveduto anche Szczesny che nel primo tempo ha respinto un colpo di testa a botta sicura di Lozano, come nel finale, una deviazione verso la propria porta dio Chiellini, ha trovato il portiere pronto alla replica. Nulla, invece, avrebbe potuto il gigante polacco sul rigore di Insigne: il capitano del Napoli l’ha spiazzato, ma il suo destro, troppo angolato, è finito fuori. Mancavano dodici minuti alla fine e la Coppa ha preso la via di Torino proprio in quel momento. La Juve stava vincendo (gol di Ronaldo al 64’, dopo che la palla era carambolata su Bakayoko) e il possibile pareggio del Napoli avrebbe presumibilmente indirizzato la sfida verso i supplementari.

Invece, pur stretta d’assedio, ma solo nei minuti di recupero, la Juve è riuscita a realizzare il secondo gol con Morata dopo fuga di McKennie e assist a porta vuota. L’americano ha giocato una buona gara, ma ha anche provocato il calcio di rigore che avrebbe potuto rimettere in parità il Napoli. Merito di Mertens (entrato per Petagna) che lo ha anticipato, mentre lo juventino stava calciando da dentro l’area. Ora immagino che sul povero Insigne si scatenerà l’ira dei suoi tifosi per l’errore dal dischetto. Suggerirei un maggiore equilibrio, magari quando l’emozione sarà rientrata. Lorenzo è un campione, il Napoli ha il suo timbro, ieri sera non è stato troppo in partita, ma dimenticarsi quel che ha fatto e ancora farà per questa squadra sarebbe ingiusto. E poi i rigori sono come i pronostici: li sbaglia solo chi li tira (o li fa).

Juve migliore del Napoli, dunque, questo è il punto. Juve che non sbaglia per la seconda volta anche se a distanza di soli tre giorni. Juve che quando vede un trofeo in palio torna ad essere cannibale. Tutto vero, ma diamo a Pirlo quel che è di Pirlo. Se in campo ci vanno i giocatori, chi li sceglie e prepara la partita è l’allenatore. E quello della Juve è stato più bravo di Gattuso, almeno sulla partita secca. Lo si è visto di più nel secondo tempo quando il neo-entrato Bernardeschi (un fantasma in questa prima parte della stagione) ha sfiorato subito il gol con una deviazione su cross di McKennie (Ospina sulla linea). La diversità della Juve, sia rispetto a Milano con l’Inter, sia in generale quest’anno, è stata la voglia di avere il comando delle operazioni e di cercare il gol quasi sempre. Non uno sterile possesso palla che il sommo Brera avrebbe definito “masturbatio grillorum”, ma il tentativo di aggirare l’avversario per vie laterali anche con i suoi elementi più rappresentativi, vedi Ronaldo.

Non può sfuggire che il suo gol discenda da un calcio d’angolo provocato da un suo cross basso, svirgolato pericolosamente da Manolas. Un’altra novità della Juve di Supercoppa è che, dopo il gol, non si è fermata, ma ha continuato ad attaccare sia con le ripartenze, sia andando a pressare alto. E quando, all’83’, Pirlo ha tolto Kulusevski (deludente) e Bentancur (bravo), ha inserito una punta vera (Morata) e un altro centrocampista (Rabiot), uomo di grande stazza e deplorevole lentezza. 

Il 2-0, ottenuto da Morata all’ultimo secondo e con il Napoli tutto nell’area della Juve per sfruttare un calcio d’angolo, non è risultato eccessivo, ma giusto. Pirlo, dopo appena cinque mesi sulla panchina bianconera, incassa il primo trofeo da allenatore. Ma la Juve, fino a questa finale, l’ha portata Maurizio Sarri vincendo il nono scudetto. Forse qualcuno farebbe bene a ricordarlo. La memoria è stile.





IL TABELLINO

Juventus-Napoli 2-0

Marcatori: st 19' Ronaldo, 50' Morata.

Assist: st 50' Morata.

Juventus (4-4-2): Szczesny; Cuadrado, Bonucci, Chiellini, Danilo; McKennie, Arthur, Bentancur (38' st Rabiot), Chiesa (1' st Bernardeschi); Kulusevski (38' st Morata), Ronaldo. A disp. Pinsoglio, Buffon, Ramsey, Di Pardo, Dragusin, Frabotta, Fagioli, Ranocchia. All. Pirlo.

Napoli (4-2-3-1): Ospina; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Mario Rui (38' st Politano); Bakayoko (22' st Elmas), Demme (38' st Llorente); Lozano, Zielinski, Insigne; Petagna (26' st Mertens). A disp. Meret, Contini, Maksimovic, Hysaj, Ghoulam, Rrhamani, Cioffi, Lobotka. All. Gattuso.

Arbitro: Valeri di Roma 2

V.A.R.: Di Bello di Brindisi.

Ammoniti: st 28' Ronaldo, 44' Zielinski.

Note: al 35' st Insigne manda a lato calcio di rigore.