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Non poteva essere che così: il Coronavirus Covid 19 doveva coinvolgere il mondo del calcio e far fioccare le polemiche. E d’altra parte: il calcio non fa forse parte della realtà e della società? Realtà e società italiane (ma non solo) sono al momento altamente incerte, per non dire inquiete. Un’incertezza alimentata ancor più da Tutto il Coronavirus minuto per minuto che va in onda h 24. Hanno un bel dire medici e scienziati che converrebbe non spettacolarizzare, evitare i continui aggiornamenti, le ipotesi più contraddittorie, i servizi allarmistici del tipo “Nel paese decimato dal virus”, “Lo spettro dell’ epidemia"... Mentana, venerdì sera, ha aperto il telegiornale che dirige, con un elenco di cognomi e nomi, seguiti dall’età e dalla domanda finale: sono forse morti di serie B perché anziani? Sembrava una lapide ai caduti delle guerre mondiali. La febbre mediatica è un altro virus nel virus, che, purtroppo, non accenna a diminuire.
 
E’ vero che ci troviamo di fronte ad una malattia nuova e a interpretazioni contrastanti. Statistiche alla mano (ci rifacciamo a quelle del 2018-2019 e a i siti Epicentro e Influnet) nel semestre (15 ottobre-15 aprile) in Italia si sono ammalate d’influenza 8 milioni 104 mila di persone e 50 milioni in Europa, per lo più in età pediatrica o oltre i 65 anni. Ne sono deceduti, sempre nello stesso periodo, 8 mila, sia direttamente, sia per complicanze per lo più polmonari e cardiache. Durante la settima settimana di controllo sono stato segnalati 157 casi gravi e 30 decessi.
Detto così, il Coronavirus farebbe meno paura e non è un caso che alcuni scienziati lo abbiano paragonato negli effetti a un ‘influenza stagionale', anche se non appartiene al medesimo ceppo. C’è chi addirittura si è spinto a dire, come il Professor D’Anna, presidente dei biologi italiani, che quello riscontrato in Lombardia non sarebbe il virus proveniente dalla Cina, bensì un “virus padano” del tutto locale. Sarebbe…perché altri virologi la pensano diversamente. Il Professor Massimo Galli, primario infettivo logo dell’ospedale Sacco di Milano, afferma che “in 42 anni non ha mai visto un’influenza capace di stravolgere l’attività dei reparti di malattie infettive”. Questo virus, infatti, è molto contagioso e, se da un punto di vista strettamente medico può essere affrontato, da quello epidemiologico è assai pericoloso. In sintesi si possono raggiungere picchi di malattia altissimi in poco tempo, con relativo aumento dei pazienti bisognosi di cure intensive. Non è la peste d’un tempo (incurabile) ma una patologia che potrebbe mettere a rischio le strutture di medicina intensiva, a cui già ricorrono quotidianamente numerosi malati, per un eccessivo sovrapopolamento. Insomma il filo che lega il principio di precauzione e la sottovalutazione del pericolo è sottile.
 

In questo clima d’oggettiva incertezza si situano, giocoforza, il mondo del calcio e le relative decisioni della Lega Calcio. In primis ci si focalizza su Juventus-Inter, “scandalosamente” rimandata, dimenticandosi che un rinvio era già stato attuato nell’altro turno per Sampdoria-Inter e che altre partite da giocare a porte chiuse sono state destinate a data da definire. A Lecce si gioca, ma i tifosi atalantini protestano perché non vogliono controlli al termo scanner. Che cosa si sarebbe dovuto fare? Far giocare le partite a porte chiuse con relativi danni di milioni? Chi li avrebbe pagati i danni alle società colpite? Giocare a porte chiuse in casa equivale a uno svantaggio o a un vantaggio? Esautorare uno stadio dal tifo amico non risulta forse una sanzione e un relativo vantaggio per gli ospiti. Dall’altra parte c’è chi dice che così sarà difficile recuperare in un momento in cui le squadre potrebbero essere impegnate su più fronti.
Perché a Roma e Napoli si è giocato, se anche in queste città il virus è presente.

Si è, dunque, scelto un metodo empirico, basato sulle possibilità di contagio, sentendo anche i governatori regionali. Sarebbe stato meglio giocare tutte le partite a porte chiuse? Non giocarle del tutto? Le polemiche sarebbero fioccate egualmente, in barba all’emergenza. 
Nel tempo di Tutto il Coronavirus, minuto per minuto, qualsiasi decisone non sembra mai del tutto giusta.