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Diciamo la verità: già al completo, contro il Napoli la Salernitana avrebbe avuto un mucchio di problemi, ovvio, quindi, che arrivando al San Diego con mezza squadra in piedi e l’altra metà lasciata a casa in attesa del tampone negativo, le speranze di cavarsela fossero ridotte a poche o niente. E alla fine così è stato. Alla fine, seppur facendo per un tratto i conti con qualche fantasma del passato più recente, il Napoli ha fatto quello che doveva. Ha vinto (4-1). Ha staccato l’Atalanta d’un altro paio di punti e, in attesa di vedere come finirà tra Milan e Juve s’è riappropriato del secondo posto. Di Juan Jesus, Mertens, Rrahmani e Insigne le firme in calce alla vittoria. Ma sia chiaro: seppure disastrata, seppure “rimpicciolita” da un’emergenza senza fine, la Salernitana s’è battuta con coraggio e con orgoglio. Ha fatto quello che ha potuto dando onore a un match sulla sportività e regolarità del quale ci sarebbe da ragionare a lungo. Partite ingiuste. Partite giocate soltanto in nome d’un campionato che tradendo spesso etica e morale del pallone, restano in cartellone solo perché lo spettacolo deve andare avanti. Ad ogni costo. Soprattutto se i costi sono quelli dei contratti formati dagli sponsor e dalle tv. Altre storie, certo, ma neppure si può far finta che sia tutto regolare, no?

La partita, allora. Comincia e il Napoli prende subito possesso del prato e del pallone. Palleggia, si sottrae facilmente ai trasparenti accenni di pressing di chi gli sta di fronte ed ha un problema solo: crearsi gli spazi per entrare in area di rigore. Quella difesa a cinque e a volte sei della Salernitana e i centrocampisti e gli attaccanti tutti  dietro la linea del pallone, infatti, diventano presto una sorta di porta blindata per Belec. Ma quella porta blindata resta in piedi solo per un quarto d’ora o poco più. Sino a quando, insomma, favorito da un invito di Elmas, Juan Jesus non batte comodamente in porta. Un quarto d’ora, diciassette minuti per la precisione, e partita già finita? Così sembrerebbe, anche perché in campo c’è sempre e solo il Napoli. Che poi è lo stesso che aveva vinto anche a Bologna, però col vantaggio d’avere in panchina un pugno di recuperati smaniosi di tornare in campo. E tra questi pure Insigne ed Osimhen, il bomber mascherato.

E la Salernitana? Beh, la Salernitana che aspetta i rinforzi di gennaio per cominciare un altro campionato, quello d’una comunque complicatissima rincorsa alla salvezza, non ci sta. Raccoglie forze e bramosie e per la prima volta dopo 33 minuti mette piede nell’area di rigore azzurra. E poiché il calcio è anche il mondo degli scherzi, riesce pure a fare gol. Un bel gol con Bonazzoli che approfitta sicuramente anche della gentilezza della difesa di Spalletti. E non si ferma qui la Salernitana ora più viva e coraggiosa, anche se comunque sottomessa alla migliore qualità napoletana. Non bastasse, poi, Colantuono perde pure Schiavone (insulto muscolare) sostituito da Jaroszynski e a venti secondi dalla fine del tempo di recupero Veseli affonda Elmas lanciato in uno felice slalom ed è rigore. Mertens sul dischetto a Napoli in vantaggio. Come a dire: il coraggio da solo non basta. Occorre ben altro per opporsi a questo Napoli che gioca e si diverte, pur senza mai dannarsi.

Dunque, torna su, il Napoli, ma dopo quello che gli è capitato non si sente più sicuro. Sa, il Napoli, che il conto con la Salernitana va chiuso e pure in fretta. Un minuto? Facciamo due. Due minuti, infatti, quando sul prato c’è Insigne al posto di Lozano, bastano a Rrahmani per firmare il terzo gol. Segna pure l’altro centrale di difesa, dunque. E segna sfruttando un tocco di Zielinski e un cross di Mertens dopo un calcio franco. Ma dietro l’angolo di una partita, adesso sì, senza più storia, c’è pure il quarto gol, costruito e segnato dal capitano con la valigia in mano. Insigne (che raggiunge così il grande Diego), infatti, entra in area, crossa e Veseli, ancora lui, tocca con il braccio. Rigore un po’ severo e secondo giallo. Ovvero: quarto gol e un uomo in meno. E’ così che finisce una partita praticamente mai neppure cominciata e tatticamente mai impegnata. Tutto troppo facile, infatti, per il Napoli che in attesa dei suoi ancora in Coppa d’Africa, ora offre a Spalletti anche la possibilità di scegliere tra questo o quel giocatore e tutto troppo complicato per la Salernitana nuovo corso che avrà da combattere e soffrire per provare a sfuggire ad un destino segnato da dai troppi errori del passato. E allora eccole le uniche cose da tenere a mente: la presenza nel finale di Osimhen che mette minuti nelle gambe e quella del giovane Zanoli da una parte e, in campo granata, il cambio tra Vergani, attaccante classe 2001, e Russo, ragazzo del 2003. Giovani che crescono e che promettono assai bene.



IL TABELLINO

Napoli-Salernitana 4-1


Marcatori: 17' p.t. Juan Jesus (N), 33' p.t. Bonazzoli (S), 49' p.t. Mertens (r) (N), 2' s.t. Rrahmani (N), 8' s.t. Insigne (r) (N).

Assist: 17' p.t. Elmas (N), 33' p.t. Kechrida (S), 2' s.t. Mertens (N).

Napoli (4-2-3-1): Meret; Di Lorenzo (31' s.t. Zanoli), Rrahmani, Juan Jesus, Mario Rui (31' s.t. Ghoulam); Fabián Ruiz (19' s.t. Politano), Lobotka; Lozano (1' s.t. Insigne), Zielinski, Elmas; Mertens (19' s.t. Osimhen). All. Spalletti.

Salernitana (3-5-2): Belec; Delli Carri, Bogdan, Veseli; Kechrida, Di Tacchio, Schiavone (36' p.t. Jaroszynski), Obi, Gagliolo; Bonazzoli (34' s.t. Simy), Vergani (17' s.t. Russo). All. Colantuno.

Arbitro: Pairetto di Nichelino.

Ammoniti: 23' p.t. Delli Carri (S), 30' p.t. Obi (S), 48' p.t. Veseli (S), 7' s.t. Veseli (S).

Espulsi: 7' s.t. Veseli (S).