Commenta per primo
Pierpaolo Marino torna all'Udinese come direttore dell'area tecnica, oggi la presentazione in conferenza stampa: "Per me è un ritorno a casa, Udine è una seconda casa e credo sappiate tutti che non l'ho mai lasciata. Non ho mai voluto essere ingombrante nell'ambiente. Rientro, in questi anni ho avuto la possibilità di andare in alcune società, anche grandi club, e poi sono stato superato sul filo di lana, o per cambi di proprietà. Udine è quanto di meglio mi potesse capitare: ho tralasciato anche cose, perché la mia sensazione era che si potesse tornare qui, per il rapporto con la famiglia Pozzo e con l'ambiente. Mi sento legato a questi colori, a questa squadra. Ora poche chiacchiere e molti fatti, già il calore e l'affetto con cui mi avete accolto lo dimostrano: ritrovo molti uomini che avevo scelto anche io, uomini legati da una vita, per esempio Andrea Carnevale che ho scoperto a 16 anni come calciatore e che ho avuto in quattro squadre nella mia carriera, che ho voluto a Udine assieme alla famiglia Pozzo. Non devo fare stravolgimenti ma devo dare il mio valore aggiunto, incidere con la mia personalità perché altrimenti non mi sento realizzato: devo assumermi la mia responsabilità e tenere quanto più vicino possibile la proprietà alla squadra. Ho letto tante chiacchiere, questa è la migliore proprietà che possa capitare a Udine. Conosco Giampaolo (Pozzo, ndr) dal 1986, quando gli ho venduto il primo calciatore, Bertoni, purtroppo era in parabola discendente ma l'aveva preso perché aveva il sogno di salvare l'Udinese, con una grandissima penalizzazione. Questo imprenditore di successo amava l'Udinese a tal punto che l'ha presa in una condizione non spettacolare, sia per i conti che per la classifica. Ha avuto coraggio e ha sofferto tanto nei primi anni, non per colpe sue. Piano piano il calcio si è trasformato, ma io reputo i Pozzo dei proprietari da calcio antico, non da calcio moderno. Poi sento dire tante cose sulla loro capacità manageriale, ma oggi siamo circondati da presidenti che si stipendiano, che attraverso l'azienda calcio trovano ricchezza per le proprie aziende. Qui abbiamo una famiglia che ha dato al calcio, quando l'Udinese ne aveva bisogno, e ha dato risultati prestigiosi. La mia garanzia, quando Gino mi ha chiamato 6-7 giorni fa, è stata quella di verificare l'amore che ancora hanno. Mi hanno voluto per un medio periodo, perché i Pozzo hanno nel cuore l'Udinese. Altrimenti non sarei qui: se avessi visto una situazione di precarietà sul modello Udinese, se avessi avuto un minimo dubbio, non sarei qui oggi. Il mio lavoro sarà quello di occuparmi con qualità dell'area tecnica e di cercare di far rendere al massimo una squadra che per me ha ottime qualità. Io devo aumentare, assieme all'allenatore, l'autostima e il senso di appartenenza di questa squadra al contesto. È questo che caratterizzava la nostra Udinese, lo dobbiamo recuperare e chiedo l'aiuto di tutti. Mi confronto con la gente, lo sapete: desidererei che il contesto diventasse virtuoso come all'epoca. So che c'è da lavorare, sia con la stampa che con la tifoseria, che è stata splendida l'anno scorso. Ora quel pubblico da libro Cuore che si è stretto attorno alla squadra nei momenti di necessità deve essere il mio supporto perché i giocatori capiscano dove si trovano. Poi ci vogliono valori tecnici, un allenatore che è diventato il vero responsabile delle risorse umane. Però dobbiamo ricostruire quel circuito virtuoso che è il trampolino per andare lontani. Se non ci stimiamo tutti, i giocatori ci portano in posizioni che non sono consone al ranking acquisito dall'Udinese nel corso degli anni: non a caso si tratta di 25 partecipazioni consecutive alla Serie A. Questo deve essere il mio compito, o meglio uno dei miei obiettivi, fuori dal quadro tecnico. Poi sapete come lavoro, c'è tutto perché possa lavorare al meglio e io farò stare sempre più vicina la proprietà ai programmi che andremo a fare insieme. Poi sul campo si dovrà dimostrare se le idee sono state buone o errate. Spero nell'aiuto di tutti in questo, sono abbastanza informato su tutti i campi in cui devo agire, spero che questo contesto si rivitalizzi: a Udine ha sempre funzionato, non vedo perché non dovrebbe farlo ora. Voglio ringraziare la curva nord: una volta erano ragazzi, ora troverò nuove generazioni e quei ragazzi magari con qualche capello brizzolato. Non dimenticherò lo striscione con cui mi hanno accolto, come non dimentico quello con cui mi salutarono quando venni a giocare qui col Napoli. Non sono un mago, però ho tanta determinazione e ho entusiasmo, questa è la cosa che volevo fare alla fine della mia carriera, invecchieremo insieme con Pozzo perché siamo ancora giovani: magari invecchierà Gino, ma io e Giampaolo non invecchiamo. Tra i messaggi ricevuti, voglio ricordare con immenso piacere quello dei miei ex giocatori, Di Natale, Amoroso, Cannavaro, Allegri e tutti gli altri, non voglio fare differenze e ringrazierò tutti".

COLLAVINO-SOLDATI - "Il rapporto con Soldati e Collavino è talmente forte che vi svelo un retroscena. La famiglia Pozzo mi chiamò per fare il presidente dopo Mossetto, dissi che non ero così radicato sul territorio e che avevo visto una persona che meritava di poterlo fare, era Franco Soldati e ho rinunciato per lui. I Pozzo condivisero subito, credo di aver avuto una parte in questa lunga presidenza".

RAPPORTO CON POZZO - "È un punto focale. Mi interessava, oltre a venire in mezzo a gente che mi piace come sono i friulani, toccare il polso dei Pozzo. Sono sempre quelli, sono quelli da calcio antico. Io ho conosciuto presidenti da calcio moderno, loro appartengono a un'altra qualità. Non è un revival, il calcio è sempre futuro e non mi giro a guardare cosa abbiamo fatto prima: del passato rivedo con piacere gli uomini, magari un po' meno se sono invecchiato, ma non guardo al passato. Sono qui con entusiasmo incredibile, spero di trasferirlo sulla famiglia Pozzo che ci deve dare sempre di più ma con l'amore che hanno sono sicuro che lo faranno. Non faccio promesse: lavorerò tanto, cercherò di ricompattare tutte le componenti che devono funzionare meglio, in seno alla società, alla squadra e al contesto esterno. Sono sicuro che, se sarà un lavoro certosino e troverà l'aiuto di tutti, potremo fare cose importanti. Perciò ho accettato di venire per tre anni, per meno tempo non sarei venuto: non c'è la bacchetta magica, però nel tempo il calcio è preciso. Nel medio periodo è preciso, nel breve fortemente impreciso. Stimo molto la squadra dell'anno scorso, penso potesse fare di più: ho delle idee sul perché non sia successo, ma devo verificarle perché dall'esterno certe cose si possono fraintendere. Sono andato a rivedere le statistiche della grande Udinese: non troviamo certezze sul futuro, ma mi sono accorto che l'Udinese che arrivò in UEFA aveva subito gli stessi gol dell'Udinese di quest'anno e ne aveva fatti 7-8 in più. Vuol dire che non c'è molta distanza tra un Udinese da UEFA e quella dell'anno scorso, dobbiamo aumentare l'equilibrio della squadra: la difesa è fortissima, va migliorato il lavoro di Tudor, magari aiutato dalla continuità. Dobbiamo migliorare comunque la fase difensiva, io stimo moltissimo Tudor che ha fatto due imprese in due anni e ci può dare tantissimo. Poi dobbiamo aggiungere gol, per stare dall'altra parte della classifica, e su questo dovremo lavorare: sono curioso di vedere attaccanti che hanno avuto poco spazio e che hanno un curriculum da rispettare. Io non prometto nulla, però dico e lancio uno slogan: l'obiettivo salvezza è un nostro dovere, ma questo non ci impedisce di avere ambizioni. La salvezza deve essere la base per nutrire le ambizioni, è il minimo che dobbiamo dare a questa proprietà e a questa città. Prima guadagneremo il primo step e poi potremo guardare avanti. Siamo cresciuti insieme anche con Gino (Pozzo, ndr): c'è solo empatia e rispetto, ho tanto da imparare da lui e probabilmente anche lui può attingere alle mie esperienze. Lui è un manager internazionale, io ho fatto Campania, Friuli e Lombardia: non faccio miracoli, però se tutti mi aiuteranno è un'impresa che voglio fare con tutto il cuore. Prometto solo impegno e lavoro".

MODELLO DA RIPENSARE - "Non penso proprio. È vero, abbiamo sofferto tutti fino all'ultima giornata e a un certo punto mi sono preoccupato anch'io, a 5-6 giornate dalla fine. Ma i valori ci sono: dobbiamo ottimizzarli. E l'Udinese, nonostante questa sofferenza, è arrivata dodicesima, a due punti dal decimo posto che è prestigiosissimo. Io non mi lascio influenzare, siccome devo essere sereno e convinto: l'Udinese l'ho vista sempre negli ultimi anni e dico che ha dei valori, il modello di business è ottimo. Poi i valori vanno migliorati: non dobbiamo ragionare solo sulla salvezza, io penso che nel medio periodo l'Udinese debba guardare alla parte sinistra della classifica. Questo non si può promettere, però non siamo tanto distanti dal poterlo realizzare. Se inizi a macinare poi fai risultati insperati e si innesca un meccanismo che ti può aiutare. Di modelli migliori ne ho visti poco".

SCELTE GIA' FATTE - "Non penso che siano cose che mi penalizzano. Le scelte fatte finora probabilmente le avrei fatte anche io se fossi arrivato qui tre mesi fa. Sono scelte che condivido, ovviamente a posteriori e non a priori. Se poi mi dite che nel primo anno dovrò plasmare meglio le convinzioni che mi sono fatto dall'esterno, questo è vero. Magari da fuori stimi un giocatore e poi da vicino ti accorgi che non ha alcune qualità caratteriali, sono tutte cose che devo verificare. Per me, la squadra ha potenzialmente più punti di quanti non ne abbia fatti e penso che potesse guadagnare la salvezza con molto più anticipo, magari anche la parte sinistra della classifica. Ho detto dove possiamo migliorare. Il primo anno, per me, sarà di conoscenza. Poi, se si verificherà esatta, magari andiamo ad azzeccare tutto. E se guadagniamo prima quei 40 punti poi possiamo divertirci. Se al pubblico daremo la convinzione che stiamo lavorando con del materiale valido e facciamo capire ai giocatori che possono guardare avanti, penso che ci aiuterà. Ma non mi voglio dilungare su questo, voglio dare pragmatismo. Con me gli allenatori hanno sempre lavorato 4-5 anni minimo, Tudor non avrà problemi e appena lo vedrò lo ringrazierò, da udinese di adozione, per quello che ha fatto in questi anni".

LASAGNA - "Non voglio invadere il campo che è di Tudor, mi piacerebbe parlarne con lui per capire. Lasagna è un giocatore da cui se non riusciamo a ottenere la doppia cifra ce ne dobbiamo andare tutti a casa. È un giocatore con qualità impressionanti, per me ha lo strappo di Roberto Muzzi. È bravo a livello acrobatico e in area da rigore, però secondo me è un giocatore a cui va data la possibilità di mettere a frutto questa velocità esplosiva. Attaccanti così, per le potenzialità dei nostri investimenti, non se ne trovano così. Uno dei miei compiti sarà quello di galvanizzarlo. Non ha killer instinct? Ha avuto anche dei problemi. E poi anche i giocatori hanno subito dei vari cambi di guida tecnica. Pensate a quanti problemi avremmo avuto in meno, se ci fosse stato Tudor dall'inizio. Io voglio conoscere Lasagna anche a livello caratteriale. Se non crede in se stesso e nelle sue qualità è un pazzo, è un giocatore da cui l'Udinese può fare una plusvalenza incredibile".

MERCATO - "Devo valutare. Penso sempre ad Amoroso: aveva le valigie in mano, si infortunò Clementi e così diventò Marcio Amoroso. Poi fu la cessione da cui arrivò la svolta. Amoroso era un oggetto misterioso, prima della gara con la Fiorentina Clementi si fece male e cambiò tutto. Io prima di buttare via chi c'è, anche per rispetto verso chi li ha comprati, voglio cercare di capire cosa non ha funzionato. Starò molto attento all'esigenza di aumentare i gol. È una cosa che si fa con gli attaccanti da doppia cifra. L'ideale sarebbe la coppia Quagliarella-Di Natale. Non si possono prendere? Li costruiamo, non c'è problema. Probabilmente dovremo aiutare il tecnico e la squadra col mercato, ma ora non mi sento di parlarne".

SENSO DI APPARTENENZA - "Più facile con italiani? Dipende, se prendi uno straniero che ha preso dai giocatori italiani cambia. C'erano Calori e Bertotto che erano fondamentali, ma ci sono stati giocatori stranieri che sono stati qui, penso ad Amoroso o Sensini, che prendono questo ruolo. Mi viene da pensare a Danilo, che aveva delle sue peculiarità caratteriali. Però sono giocatori che hanno sempre comunicato senso di appartenenza. Dobbiamo darlo prima noi dirigenti, e poi avere la capacità di mantenere 3-4 bandiere che lo trasferiscano. Il DNA passa, i vecchi lo devono dare ai nuovi e tu devi scegliere, insieme al tecnico, quali sono i vecchi in grado di trasmetterlo, sperando che poi sul mercato ti lascino tranquillo: oggi i grandi club non riescono a trattenere i propri migliori giocatori. Noi se vogliamo avere delle ambizioni dobbiamo trarle da un buon lavoro di scouting e di ricerca delle plusvalenze".

TEMPO - "Quanto ci ho messo ad accettare dopo la chiamata di Pozzo? Gli ho detto che aspettavo la chiamata da due anni. Era chiaro che dovevamo vedere quali fossero i programmi, però si trattava di tornare in famiglia: non pensavo minimamente a scoraggiarlo. Poi dovevo verificare delle cose: se avessi avvertito sensazioni negative non avrei accettato. Però i Pozzo sono sempre quelli che ho conosciuto io, non sono cambiati. In testa hanno l'Udinese come prima cosa. Poi magari come aziende ci poteva essere una volta l'una e ora un'altra, ma quello è business. Il cuore dei Pozzo è a Udine, non abbiate dubbi su questo".

COSA E' CAMBIATO - "Ho visto che tante cose sono state fatte, ho anche visto che il mio ufficio è rimasto uguale a come l'avevo lasciato e mi ha fatto piacere. Devo fare i complimenti alla società, io sono entusiasta e onorato di poter venire in questo stadio. Ho trovato che tutto quello che doveva essere migliorato è migliorato, il mio ufficio vuol dire che funzionava bene".