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La lotta scudetto, il modulo di Allegri e la posizione di Pirlo, la crisi dell'Inter, Buffon e la Juventus, il caos del Bologna e il deficit di gol nel campionato italiano. Sono questi gli argomenti trattati nel consueto appuntamento di Calciomercato.com con Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione italiana allenatori. Secondo Ulivieri, che difende Benitez e prova rabbia per la situazione del club felsineo (che ha allenato in due occasioni, dal 1994 al 1998 e dal 2005 al 2007), la corsa al titolo è ancora aperta a tante squadre, oltre al Milan. 

Dopo la 13a giornata di campionato, il Milan si propone come favorito numero uno per lo scudetto. Lo dicono la classifica, il rendimento di Ibrahimovic, sempre decisivo in campionato, e la dichiarazione d'intenti di Galliani ("Dopo sette anni c'è tanta voglia di scudetto"). Secondo lei è davvero così e, se sì, quale sarà la rivale dei rossoneri nella lotta per il titolo di campione d'Italia?
"No, non è così secondo me. Ora il Milan ha qualche vantaggio in più per gli ultimi risultati, ma il discorso è aperto a tutti, alla Juventus, alla Roma, alla stessa Lazio al Napoli. Credo che ci sia spazio per tutti. Il campionato si sta facendo avvincente e credo che ci sia ancora spazio anche per il recupero dell'Inter".

Nel Milan, Allegri ha trovato la formula ideale con tre centrocampisti di sostanza (Gattuso, Ambrosini e Flamini o Boateng) più Seedorf più due punte. E Pirlo, come rientra in questo sistema di gioco? Farà fatica a trovare spazio?
"No, Pirlo non fa affatto fatica. Rientra in uno nei tre centrocampisti. Oltretutto sa contrarre anche lui, quindi non ci sono problemi. Il ruolo del centrocampista centrale è il suo. E' un'arma in più che il Milan ha, anche perché, senza la qualità di Pirlo, se guardiamo bene la partita con la Fiorentina, vediamo che il risultato sta stretto ai viola".

Anche la Juventus ha trovato la sua fisionomia e non perde più un colpo. Nell'ultimo periodo, se vogliamo, l'unica nota negativa è stata rappresentata da Buffon. Secondo lei per il portierone bianconero può essere arrivato il momento di provare un'avventura all'estero, in un club prestigioso, per impreziosire ancora di più una carriera già grande?
"Non lo so. Buffon è un caro ragazzo e una persona molto per bene. Non ci sono dubbi sulla sua moralità e sul suo comportamento. Certo, si ritrova fuori, per infortunio, in un momento nel quale le cose stanno andando bene alla squadra, e il fatto di essere fuori magari può scocciargli un po'. Ma non la vedrei come una voce stonata, Buffon è una persona estremamente seria".  

Capitolo Inter. La crisi attuale è da addebitare interamente agli infortuni, oppure c'entrano anche l'appagamento dopo una stagione trionfale e un mercato estivo non all'altezza?
"Tutte e tre le cose. Dopo aver raggiunto il massimo di quello che potevi raggiungere, c'è un momento in cui tiri il fiato, anche e soprattutto dal punto di vista mentale. E poi è anche una squadra che è in su con gli anni. L'ultima causa secondo me è l'allenatore. In una situazione di questo genere la cosa migliore è quella di cambiare gioco, per dare nuove motivazioni ai giocatori, e lui lo sta facendo, anche se è una strada difficile".

Benitez non ha sbagliato in estate ad accettare una campagna acquisti in tono minore, senza imporsi come aveva fatto a suo tempo Mourinho?
"No, gli allenatori sono fatti in tanti modi. Lui si è comportato come un uomo-società e non ha sbagliato per nulla".

Il Bologna sta vivendo una situazione caotica. Lei sulla panchina rossoblù ha vissuto dei momenti splendidi. Ora, dall'esterno, come sta vivendo questa situazione?
"La sto vivendo male e con rabbia. Male e con rabbia. Quando succedono queste cose... A quanto si dice, Porcedda è arrivato e non ha ancora versato nulla.... Ci vuole del coraggio. Dispiace per la città, dispiace per la tifoseria e dispiace soprattutto per la squadra, che finora si è comportata in modo onorevole e che, d'ora in poi, è chiamata a prendersi sulle spalle anche le sorti della società".

In conclusione, parliamo della crisi del gol nel campionato italiano, il meno prolifico, Grecia a parte, di tutta Europa. Mentre nei maggiori campionati europei si segna a raffica e assistiamo a goleade come l'8-0 del Barcellona e il 10-0 del Psv sul Feyenoord, in Serie A si fatica a fare gol. Come mai si segna così poco?
"Siamo ancora fermi, dobbiamo ripartire sul piano del gioco, sulla voglia di giocare, sulla voglia di rischiare. Probabilmente è anche colpa delle tensioni eccessive che pongono tutte le volte l'allenatore di fronte alla necessità di fare risultato. E allora prevale la prudenza. A inizio stagione qualcuno aveva osato un po' di più, anche le quattro punte, poi tutti, anche le grandi squadre, hanno fatto marcia indietro. La nostra situazione è questa. Bisogna cercare di provocare un cambiamento di mentalità. Abbiamo visto qualche partita bella anche in Serie A, ma in confronto a certe partite che vediamo in televisione nei maggiori campionati d'Europa... Già gli stadi e la gente sugli spalti offrono uno spettacolo diverso. I nostri stadi fanno tristezza. La cosa comunque deve partire dal campo, è l'unico mezzo che abbiamo. Gli allenatori e i calciatori devono impegnarsi e fare un prodotto un po' più appetibile".