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Quando durante la seconda guerra mondiale, la marina italiana preparò l’attacco alle navi britanniche dentro il porto di Alessandria, riunì i militari in una casa isolata nella zona di Bocca di Serchio. Facevano esercitazione dalla mattina alla sera e non potevano comunicare con nessuno, nemmeno con i familiari più stretti. Il segreto venne mantenuto e la spedizioni con i maiali riuscì. 

Lo spogliatoio non è come quella casa in riva al Serchio: anche il più ermetico ha spifferi, finestre o portoni aperti. Qualcuno lo fa anche di proposito perché vuole uno spogliatoio aperto alla città e ai tifosi, in modo tale che vedano gli “umani” che talvolta vanno d’accordo, qualche altra litigano o baruffano. Perché i rapporti tra giocatori e tra giocatori e allenatori sono vari, variabili e ondivaghi nel tempo: è così perché così è la vita. 

I GRILLI PARLANTI - Occorre mettersi d’accordo su cosa sia spogliatoio: o un luogo “sacro”, anche idealizzato, fulcro della vita sociale di una squadra, l’agorà chiuso da preservare e custodire gelosamente; oppure il luogo dove ci si spoglia, si "piscia", e si espletano tutti gli altri bisogni, ci si riveste: il luogo dove si vive. Aperto al dissenso e ai contrasti, salvaguardando le sensibilità personali. Comunque segretare uno spogliatoio non si può, perché ci sono i grilli parlanti. Ogni gruppo ha il proprio (grillo), esattamente come ogni giornalista. Io andavo a vedere i voti della domenica e scoprivo subito la gola profonda. 

LO STRATAGEMMA - Quando ero al Torino, anno infausto per me, non riuscivo a scoprirli perché i grilli parlanti erano troppi. Ogni mercoledì trovavo sui giornali quello che avevo detto alla squadra nella riunione tecnica del martedì. Bisognava fare qualcosa, decisi di eliminare i grilli parlanti e un martedì nello spogliatoio, ospitai anche i giornalisti, così tolsi il lavoro alle spie. Mi piaceva giocare su queste cose e mi divertivo perché pensavo che i valori che tengono insieme un gruppo fossero altri. 

UN'INTER PIU' FORTE - Lo spogliatoio dell’Inter: si porta dietro i danni derivanti da una gestione lasciata in mano ai giocatori per anni e anni, ma per cancellare le cattive abitudini ci vuole tanto tempo. Quello che è successo fa notizia e non deve meravigliare che sia uscito. Capita e spesso è benefico e salvifico per risolvere situazioni che troppe volte evolvono sotto traccia. Il problema non è la litigata; i problemi di un gruppo nascono da frasi dette e non dette, da bisbigli e sussurri. Quando lo scontro è duro e ci si guarda in faccia, poi si respira meglio: chiarezza e aria pura. Da questo episodio, l’Inter esce rafforzata. Mancini sa come fare. 

Renzo Ulivieri