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Fare lo “strolago di Brozzi” sui risultati è pratica tutto sommato facile, farlo sull’andamento delle partite è impresa ardua. Però mi garba, il che vuol dire entrare nella mente degli allenatori, intuirne le strategie, la tattica e la pretattica. Poi succede che la partita non va come si era immaginato perché un episodio, favorevole o sfavorevole, la muta e al posto del “tavolino” subentra il campo, subentrano gli uomini, i loro umori, i loro sentimenti. Perché la partita è anche un intreccio di sentimenti dei tanti protagonisti, che non sono solo i calciatori, ma anche l’allenatore e l’arbitro e gli assistenti. Raccontare lo sviluppo sentimentale di una partita sarebbe entusiasmante: una volta ci proveremo, magari insieme, al posto di tutti quei numeri: possesso palla, angoli, palle recuperate, tiri in porta. Aridi. Di una partita, cercheremo invece di scovarne l’anima. 
 
Inter-Roma: andamento di facile previsione. l’ultima Roma, specie fuori casa, gioca spudoratamente in contropiede: tutti sotto linea palla, attacco al portatore nella propria trequarti e riattacco in spazi larghi e lunghi; nemmeno contropiede con sviluppo molto manovrato, palla a Gervinho o Salah e partenza palla al piede. Facile. Questa Inter muscolare è in difficoltà nei primi tempi quando trova spazi ridotti; poi quando gli spazi si ampliano, pare trovare idee, gioco e voglia di raggiungere il risultato pieno anche in dieci contro undici. Bisogno di spazi l’una, e bisogno di spazi l’altra. L’obiettivo sarà quello di non dare spazi l’una all’altra. Sicché la partita dovrebbe essere molto tattica e forse pallosa. Per farsene un’idea basta ricordare un Juve-Roma ai tempi di Antonio Conte: La Juve aspettò la Roma nella propria trequarti e il primo attacco al portatore lo iniziò con Tevez e Llorente. La Roma abboccò, andò a giocare, sia aprì e vinse la Juve in modo molto, molto sparagnino. La storia insegna, Garcia lo ha imparato anche troppo bene. Quindi la Roma non darà spazi e l’Inter nemmeno. La partita sarà brutta, a meno che un episodio, che vuol dire un gol, faccia saltare tutto e la partita si accenda. Speriamo. 
 
Juve-Torino è la partita dei pentimenti: di quelli del Toro, che difficilmente hanno trovato una Juve così male in arnese e vorrebbero “finire” una squadra moribonda. La voglia che viene dai sentimenti ci sarebbe, ma cozza contro l’atteggiamento tattico dei granata che di solito cercano di tirare fuori gli avversari palleggiando a basse altezze di campo (nel possesso palla il Toro abbassa molto i difensori nell’intento di sbrindellare la squadra avversaria, che se vuole recuperare palla, deve allungarsi e aprirsi molto). Quindi sentimento represso. Di quelli della Juve, che hanno bisogno di una gara di “prepotenza”, per prendere coraggio e per darne ai tifosi, che potrebbero a loro volta restituirlo triplicato. Perché nell’intreccio dei sentimenti di una partita, non dobbiamo dimenticare quelli dei tifosi. La Juve andrà e butterà il cappello per l’aria perché i sentimenti spingeranno in quella direzione. Per il Toro, la partita che gli è più congeniale. Alla fine, per una delle due, potrebbe essere la partita dei rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. A noi tifosi viola, una Juve così fa anche tenerezza e le vogliamo quasi bene. Io un po’ di più, perché l’allenatore è Allegri. Ma io sono un inguaribile romantico, spesso tendente al patetico. 
 
A parte i sentimenti: i gol di ieri sera, di Eder e Pucciarelli. Troppo belli. Di solito l’attaccante che si muove lato palla, come hanno fatto ieri i due, lo fa per far concludere un compagno; l’attaccante che cerca la conclusione, di solito va sul lato opposto palla. Invece Eder ha concluso di destro incrociando e Pucciarelli ha concluso di sinistro dopo un rientro verso l’interno.Ho sentito qualche commentatore che spiegava l’errore del difensore della Sampdoria, che avrebbe sbagliato perché ha tentato l’anticipo su Eder. Non è andata così: il difensore non ha tentato l’anticipo, tant’è che in partenza era tra avversario e porta. Poi Pucciarelli, correndo verso l’esterno ha fiutato sul primo controllo spalle alla porta ed è andato verso l’interno. Il difensore ha abboccato alla finta. Così è. 
Renzo Ulivieri