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Un'avventura sin qui discontinua, un'esplosione sempre rinviata proprio quando sembrava il momento giusto. L'esperienza di Rafael Leao al Milan è un'altalena interminabile, fatta di continui cambi di umore tanto in campo quanto fuori. Gli inizi, infatti, sono stati complicati: soli 15' nelle prime tre uscite, fino alla sorpresa nel derby. Giampaolo lo schiera titolare nella Stracittadina, lui convince tutti con la sua vivacità e si prende la maglia da titolare in 4 delle successive 5 gare, dove timbra anche un pregevole gol contro la Fiorentina. La vera consacrazione, però, non arriva mai: a ottime prestazioni fanno seguito gare opache e sottotono. A dicembre, dopo il pesante 5-0 subito dall'Atalanta, si fa immortalare in una discoteca mentre fuma una sigaretta e beve alcolici, scatenando polemiche. 

TRA IBRA E LE MAZZATE - La medicina del Milan, però, si chiama Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese appare una toccasana decisivo, guida importante anche per il giovane portoghese: l'intesa in campo è convincente, fuori dal campo si susseguono complimenti e lodi reciproche. Di gol, però, ne arriva solo uno, a Cagliari. Da lì a poco, anzi, arriva una serie di panchine a causa dell'esplosione di Rebic. Come se non bastasse, ecco due nuove mazzate: a inizio marzo se ne va Boban, il suo più grande estimatore. A metà del mese, invece, il comunicato dell'ente governativo portoghese, che lo obbliga a risarcire lo Sporting Lisbona per 16,5 milioni
L'IDEA DEL MILAN - Una doppia doccia fredda per un ragazzo giovane, alla prima esperienza in un top club. Eppure, i pensieri del Milan non cambiano: nessuna volontà di cederlo (salvo offerte da almeno 40 milioni), la società punta su di lui e lo ritiene il profilo ideale. Giovane di talento, dallo stipendio basso (meno di 2 milioni annui) e dal futuro pieno di luce: serve, tuttavia, una svolta. La palla passa a Leao, che al ritorno in campo dovrà dimostrare di essere finalmente pronto.