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Era il 22 gennaio dell'anno scorso e nella tradizionale cornice della Clinica La Madonnina nel centro di Milano, Krzysztof Piatek svolgeva le visite mediche con il Milan. Fu lui la scelta di Leonardo e Maldini per riempire quel buco lasciato vuoto dal mal di pancia di Higuain, impaziente di cambiare aria e di ritrovare il maestro Sarri in terra inglese. Kris, a Genova, aveva folgorato tutti con 19 gol in 21 partite, tanto da convincere il Milan a pagare 35 milioni sull'unghia. I gol, all'ombra della Madonnina, furono poi 11 in altrettante gare, portando i tifosi a creare un coro ad hoc già all'esordio contro il Napoli (doppietta). Un fuoco alimentato continuamente nel corso della scorsa stagione, con i gol a rappresentare un ossigeno costante per quel bomber polacco presentato come Robocop da mister Gattuso. 
IL PUNTO - Quel fuoco, però, un anno dopo si è spento. E non lo ha fatto lentamente, come una fiammella che si dissolve, ma all'improvviso. Alle difficoltà di inizio stagione (4 gol in 17 partite) si è aggiunto Ibrahimovic, il cui effetto è stato simile ad un secchio d'acqua. Piatek panchinato all'istante, maglia da titolare e riflettori tutti per Zlatan. Ora, per il Milan, il polacco è un problema. O meglio, è un problema venderlo. Perchè l'arrivo dello svedese ha etichettato Kris come assolutamente cedibile, ma sul piatto mancano offerte concrete. Ci ha provato l'Aston Villa, diventata pista però improbabile dopo l'arrivo ufficiale di Samatta. Su di lui restano vigili Siviglia, West Ham e Tottenham, con il Newcastle più defilato. Nessuno, però, pare al momento intenzionato a mettere sul piatto quei 28-30 milioni richiesti dal Milan, che non vuole registrare minusvalenze. I rossoneri, inoltre, aprono solo alla cessione a titolo definitivo, altro paletto che rende complicato il suo addio. E così, esattamente un anno dopo, l'investimento Piatek non dà più frutti...