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Così liquida che ai primi soli marzolini è evaporata, la Juve di Pirlo ora è un mistero per i critici più cauti, una chimera da ridicolizzare per i più caustici. A nulla servirebbe contestualizzare, ricostruire cause e fattori concomitanti dell’involuzione a cui abbiamo di fatto assistito in questi ultimi mesi, fino al grigiore di Udine e alla disfatta col Milan. Pirlolandia sta sbaraccando mentre la Juve rischia di non finire tra le prime quattro. E meno i risultati arrivano, e più velocemente si archiviano le idee rivoluzionarie. Ma quali idee? Perché il punto è proprio questo. C’è chi sostiene che la Juve di Pirlo non abbia mai avuto un gioco. Altro che liquida, per costoro la Juve di quest’anno è solamente uno scatolone d’aria, tatticamente parlando. Zero contenuti dentro, zero principi. Ma è davvero così? È andata veramente così?  

Le difficoltà in cui si è cacciata la Juventus sono l’effetto della sua discontinuità, questo è sicuro (“È una Juve forte ma discontinua”, cit. Buffon). Bisogna allora indagarne i motivi. Buffon, intervistato dopo Sassuolo-Juventus, ne vede uno principalmente, e di natura mentale. Ne deduciamo che dove Conte ha stravinto, per esperienza e carisma, Pirlo ha fallito chiaramente. Freschissimo di cartellino, Pirlo non è riuscito a gestire gli aspetti meno insegnabili del mestiere, ossia le sfumature emotive della squadra tanto nel singolo match quanto -e forse soprattutto- durante l’arco della stagione. Ma se è comprensibile che Buffon sorvoli sugli aspetti tattici, noi possiamo chiederci liberamente se questa discontinuità decisiva non sia stata causata anche dalla proposta di gioco del Maestro, che se non era fumo (o aria fritta) all’inizio (io non l’ho mai pensato), si è certamente intorbidata via via col mancato raggiungimento di obiettivi cruciali.  

LA CENTRALITÀ PERDUTA DI RAMSEY - Giocatore chiave della primissima Juve di Pirlo è stato Ramsey, al quale si affidavano ampie libertà in fase di possesso, sia per legare il gioco tra i reparti, sia per consentire al terzino di catena di alzarsi lungo la fascia a coprire l’ampiezza. L’azione del terzo gol contro la Sampdoria nella prima di campionato è un ottimo esempio del funzionamento di questo dispositivo. Nell’immagine sotto si notano anche un Bentancur ancora sereno e in grado di imbucare tra le linee (c’è un Bentancur prima e un Bentancur dopo il trauma di Oporto), e un certo Douglas Costa...



Ramsey riceve in zona di rifinitura mentre De Sciglio (allora il cambio di Frabotta) resta aperto a sinistra, riempiendo lo spazio svuotato dal gallese. Di fatto è un 4-4-2 difensivo sviluppato in questo modo in fase offensiva. La Juve non ha mai difeso a tre quest’anno, semmai ha costruito a tre, che è una cosa molto diversa. Ecco il passante vincente di Ramsey in zona di rifinitura per CR7.



Per avere una conferma diretta di quanto vado illustrando rileggete le dichiarazioni di Pirlo dopo il 4-0 al Parma, in dicembre; disse questo di Ramsey: “Dobbiamo centellinarlo... però quando è al 100% e può essere decisivo preferisco averlo sempre in campo. È quello che ci fa giocar bene, che ci fa uscire da tante situazioni. Per noi è importantissimo... si fa trovare sempre bene tra le linee, aiuta in costruzione ed è intelligente a muoversi al servizio degli altri”. Nella recente sfida col Sassuolo una funzione simile ha provato a svolgerla Kulusevski, impiegato assai di rado a sinistra e preferito molto più spesso a destra (cioè a piede invertito). 

ZONA DI RIFINITURA LIQUIDA -  Detto ciò, la zona di rifinitura della Juventus non è mai stata una cabina personalizzata. Anzi, la natura liquida della Juve si è mostrata soprattutto lì, con un viavai di giocatori non codificato ma non per questo casuale. Pirlo ha imboccato chiaramente la strada di un calcio fatto di princìpi e non di automatismi. E questa è un’altra differenza importante con Antonio Conte, che invece parla tranquillamente di ‘giocate memorizzate’. Prendiamo ad esempio l’azione dell’uno a zero contro il Cagliari, all’Allianz. Sempre nel girone d’andata, quando la Juve si esprimeva più libera mentalmente.



È tutto un’entrare e un’uscire dalla zona di rifinitura, con avanzamento graduale del pallone, linea avversaria dopo linea avversaria. Fondamentali nel palleggio e nel fraseggio corto bianconero Danilo (riscoperto falso terzino e valorizzato appieno da Pirlo) e Arthur (ingiustamente dileggiato da Capello di recente: “Sembra un giocatore di rugby”).



In questo frangente la Juve non solo trova Ronaldo isolato per l’uno contro uno, ma butta in area a sorpresa anche il terzino sinistro (Danilo) sul centrodestra del fronte d’attacco.

L’INVOLUZIONE- Ora stacchiamo e passiamo all’oggi, alla gara col Milan e a quella col Sassuolo. In mezzo, lo sapete, è successo di tutto. Dal trauma collettivo di Oporto (un errore individuale che è diventato un precedente clamoroso nella memoria collettiva di tutti), alla sconfitta col Benevento, dall’uscita dalla Champions per una barriera senza coccodrillo (anche quella un po’ troppo liquida...) allo scudetto strameritato dell’Inter. Poi tra tutte queste cose c’è stato anche l’exploit di Chiesa. Chiesa è diventato devastante. Forse però, e questo è un tema che andrebbe ulteriormente verificato e approfondito, la sua ascesa ha condizionato anche il gioco della Juve, che è diventato molto più diretto. Un bene in certi casi, in altri meno. E mentre Arthur veniva spesso e volentieri accantonato dopo l’errore di Benevento, mentre Bentancur provava a ripigliarsi e Rabiot continuava a fare il Rabiot, la Juve si è trovata a giocare con due interni di centrocampo poco portati per il gioco corto, con  Cuadrado a destra e Chiesa a sinistra, e Morata e Ronaldo davanti (un 4-4-2 più solido che liquido, insomma). Quindi tanta gamba, ma sempre e solo a una velocità.  A destra, inoltre, se mancava Danilo terzino (magari anche per scelta tecnica o turnover), si poteva trovare la variante Cuadrado terzino + Kulusevski o McKennie falso esterno alto (la funzione svolta a inizio anno da Ramsey a sinistra, però sulla fascia opposta). Contro il Milan ad esempio la Juve ha giocato con Cuadrado e McKennie a destra. E la zona di rifinitura è stata pochissimo cercata dagli uomini di Pirlo. Qui sotto Rabiot potrebbe utilizzare Bentancur come link player per il movimento di CR7 alle spalle di Diaz e Bennacer. C’è un vuoto tra le linee da sfruttare al fianco di Kessie...



Si preferiva invece aprire per Cuadrado, ignorando le possibili tracce interne. Ma quando la Juve crossa tanto, quando il colombiano crossa troppo, significa che ci sono problemi nella zona di rifinitura. Che non è cercata bene dai costruttori e/o non è occupata bene dagli invasori. Questo cross di Cuadrado per il solo Morata in area è un vero paradosso. Non è con Morata che la Juve occupa meglio l’area? Non è detto, evidentemente.



I PRINCIPI DI FLUIDITÀ VALGONO OVUNQUE?- Ed eccoci infine alla partita col Sassuolo, nella quale non a caso si sono rivisti in un colpo solo Danilo, Arthur, Kulusevski (ma sinistra!) e persino Dybala. Un ritorno allo stato liquido. Ebbene, il Sassuolo ha pressato fortissimo e altissimo i bianconeri, mettendoli in difficoltà più di una volta, specialmente nella costruzione bassa. C’è stata la palla persa da Rabiot (incalzato da Obiang) da cui è nato il rigore per i padroni di casa, e un paio di altre situazioni scabrose. La più incresciosa a mio avviso è stata la seguente. Ci va sempre di mezzo Arthur come potete vedere.



La domanda è: ma i princìpi di fluidità valgono sempre e ovunque? Guardate il movimento di Danilo in questa circostanza.



Due le intenzioni sottese: la prima, diventare il vertice alto di un rombo di palleggio (con Buffon, un 5 vs 4), la seconda, quella di liberare uno spazio per Chiesa. Dunque un corridoio da Arthur a Chiesa. Ma Chiesa è a sua volta pressato forte da Kyriakopoulos... Insomma, tutti questi spostamenti, questi interscambi e queste rotazioni in casi come questi forse tolgono qualche riferimento a chi è in possesso del pallone (se viene aggredito con determinazione dall’avversario). Forse corse così lunghe in prossimità di una palla coperta sono controproducenti. 



Poi è anche vero che se provi a costruire dal basso e non ricerchi sistematicamente la superiorità numerica tramite combinazioni ragionate (qui è Buffon l’uomo in più, l’uomo a cui Arthur avrebbe dovuto scaricare il pallone), allora è giusto che ti stringano all’angolo.