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Siccome il calcio è un riassunto della vita, ha sempre una sua puntualità grave. Buffon ne è l’ultimo interprete. Confessa di voler togliere il disturbo alla Juve, ammette di non sapere cosa fare dei suoi 43 anni, di aver dato tutto e ricevuto altrettanto, ma nel tutto non può che dimenticare il rigore parato il giorno dopo a Sassuolo. Cioè la grande storia con la Juve continua, si forma ancora partita dopo partita come sempre. Il vero cinema siamo noi, il caso eccezionale ritorna sempre un po’ normale.


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Forse tutto il calcio è davvero figlio di un prodigio, trascurabile come gli uomini in mutande che lo costruiscono e magico come la qualità quantistica che né è alla base. E’ questo l’ultimo regalo di Buffon, una constatazione che diamo sempre per data fino a dimenticarla. Il calcio è indifferente ai progetti, è una diversità che si insegue guidata dalla tua differenza. Allargate il concetto. Nella Juve di Sassuolo che tiene in corsa una Juve magra, un gol lo salva Buffon e un grande gol lo segna Ronaldo. Ottant’anni in due, pura magia archeologica, cioè paradosso per una squadra che voleva rifondarsi. Che diventa nel calcio solo una vecchia consuetudine.