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Caro presidente Commisso, alcuni chiarimenti da un vecchio fiorentino:

1) Lo stadio Artemio Franchi ha un nome illustre e logoro. Ho conosciuto Franchi, era il Draghi del calcio, ma era di Siena. Si chiama Artemio Franchi anche lo stadio del Siena, chiaramente un’invasione indebita, non accettabile né per Siena né per Firenze. 

2) Lo stadio di Firenze è patrimonio universale delle Belle Arti. Non lo hanno dichiarato i fiorentini né altri burocrati. Ogni italiano ha sul passaporto una pagina con lo stadio Franchi in sottofondo. 


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3) Questo è il punto: a torto o a ragione è considerato un’opera d’arte da molto prima che lei venisse in Italia. Per questo non possono consentire sia distrutto e per questo sono stati stanziati cento milioni dallo Stato per restaurarlo.

4) Consiglierei da vecchio italiano e uomo di calcio, di non cercare di ricostruire l’Italia ogni tre mesi, è un’impresa troppo grande per tutti. Altra cosa è capire che lo stadio è la casa di Firenze, due elementi vicini e distinti. E che è raro riuscire ad offendere entrambi con una frase sola. Lei c’è riuscito. Per di più nel momento in cui l’Italia investe cento milioni per rifare lo stadio in cui gioca la sua squadra. Complimenti. Lei sì che sa vivere.