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Mi farebbe piacere se la storia di Antonio Giraudo venisse davvero ridiscussa. Credo che ogni uomo meriti una parola in più, fosse anche sui suoi errori. Ma non sono qui per giudicare. Mi fa solo piacere perché ho conosciuto Giraudo in tante situazioni e non l’ho mai trovato un uomo del male. Da giornalista sono andato nella sua villa nel bosco al residence Le Mandrie, poco fuori Torino, niente di spaziale, solo una bella residenza di campagna dentro un campo da golf e con un vicino illustre, Umberto Agnelli, diviso non da un confine di stelle ma da una semplice rete metallica.

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Sono stato poi avvisato una mattina di influenza che mi avrebbe querelato, l’ho trovato infine al tavolo a un pranzo con la Juve da dirigente sportivo. Ho sempre avuto con lui un rapporto di stima. Non conosco i suoi errori né se li ha fatti. Come dirigente era il massimo. Mi allungo fino a dire che nella Juve dei nove scudetti c’è sicuramente il suo zampino. Non per niente Andrea è figlio di Umberto. Seguirò con attenzione e senza tifo questa procedura improvvisa. Non so dove possa portare e non mi interessa molto. Mi fa piacere solo che un uomo nella sua vita possa avere un’ultima parola.