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Il modo in cui è stato trattato Orsato conferma quanto sia opportuno che gli arbitri rimangano nel silenzio. Non serve a niente dimostrare umanità, nessuno cerca umanità da un arbitro. Tutti cercano la decisione che serve di più. L’arbitro equivale a un magistrato, i magistrati non parlano, non danno spiegazioni in diretta tv nel salotto buono di casa. E’ seducente l’idea di avere l’arbitro amico di tutti,  ma non convincerà nessuno, metà del coro non gli crederà mai. Orsato è stato sincero e bravo nel gestire il mezzo televisivo. Il risultato sono stati insulti da mezza Italia. Perché nell’immaginario collettivo l’arbitro non ha mai il diritto di sbagliare.

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Sbagliando non conferma di essere un uomo, ma solo che è un corrotto. Abbiamo nel tempo dato tutto alla credibilità degli arbitri: professionismo, moviola, una federazione a parte, ne abbiamo fatto la categoria più selezionata del calcio, partono in cinquantamila e arrivano in una decina. Li abbiamo perfino messi da tempo a giudicare il calcio, grandi arbitri internazionali che di mestiere parlano, scrivono, appaiono Ma niente ha minimamente interrotto la diffidenza naturale. La realtà è che il vero problema non sono loro: siamo noi.