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Non darei per ritrovato niente, nemmeno l’Italia. E’ stato sufficiente eliminare tutti gli esperimenti inutili e tornare alla miglior Nazionale possibile. Non per essere grandi, ma per stare in partita. Se poi l’avversario è un grande avversario di nome ma al momento opportuno perde ogni  promessa, è anche più normale vincere. In quattordici mesi abbiamo incontrato l’Inghilterra tre volte. Non abbiamo mai perso e con loro siamo diventati campioni d’Europa. Nelle nuove competenze calcistiche da giochi elettronici fa molto agio celebrare il calcio inglese come dimostrazione di diversità, quasi eccezionalità. Cioè confondiamo il calcio inglese con la Premier.

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In realtà loro hanno gli stessi identici problemi nostri, non hanno giocatori convocabili, 7 su 10 sono stranieri: ma la nazionale continua a non vincere niente dal 1966. In un’unica partita, meglio se Mancini non ha idee troppo sperimentali, l’Italia può vincere e perdere contro chiunque. Non sono le squadre nazionali che insegnano come giocare, gli schemi e i giocatori che fanno scuola arrivano dai campionati. Nei grandi tornei si giocano poche partite, vanno solo vinte. E bastano quaranta giocatori convocabili. E’ per vincerne trentotto per molti anni che bisogna saper inventare uomini e schemi.