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C'è stato un momento prima dei calci di rigore in cui ho sentito che l'Italia avrebbe vinto. Lo si leggeva nell'aria, lo si leggeva nella faccia malinconica di Luis Enrique, splendido tecnico, ma uomo non fortunato. Intorno a Mancini, invece, tutto incominciava a brillare con Chiellini che scherzava con Jordi Alba sulla scelta del campo.



C'era nel gruppo la coscienza che si era già sofferto il sopportabile e non poteva che andare meglio. E si è andati con sicurezza verso i rigori, tutti bellissimi, anche quello di Locatelli. C'era una sorta di predisposizione in quel corridoio che dalla panchina portava al dischetto. Sentivano di andare a vincere.

Come quando Venere prese il sentiero per il Monte Ida per incontrare Anchise di cui si era invaghita. Il mito dice che tutte le piante che incontrava sbocciavano e tutti gli animali si accoppiavano, era un inchino alla presenza della dea, un profumo irresistibile. Da quell'incontro nacque Enea, da questo, ma lo capiremo presto, Mancini piace agli dei.