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Ho letto pezzi di un'intervista molto bella di Cristiano Ronaldo al Daily Mail. Ho visto nelle sue parole angoli di cuore di cui non mi ero ancora accorto. Parla del peso di una popolarità immensa che lo costringe a non avere solitudine, vita privata. Sapete quante volte ho portato al parco i miei figli, dice? Zero. Cristiano prosegue fino a una verità pesante, dice che pagherebbe per poter tornare ad avere una vita normale. C'è qualcosa in questa intervista che si intuiva, quasi si vedeva nel suo modo di stare in campo. Non ho mai pensato a un Ronaldo allegro, felice di quello che ha. Anche il suo gioco è sempre stato introverso, ripetitivo. Che alla fine si annoia è verosimile.
 
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Quanto alla ricchezza è difficile averne coscienza quando è diventata ormai un diritto. Non è più una conquista. Ma credo che il dualismo tra popolarità e senso di solitudine che dà pensare di poterla perdere sia finalmente un sintomo di umanità, qualcosa che Ronaldo non aveva finora mostrato. La lieve depressione che prende e che si accorge di esistere davvero, non solo in campo.