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C’è un fatto nuovo in serie A. La tendenza dei tecnici adesso è mettere in risalto i limiti dei propri giocatori. Fino alla stagione scorsa il compito di un allenatore era difendere in pubblico la squadra e discuterla poi nello spogliatoio. Oggi qualcosa d’importante è cambiato. Mourinho ha già dato qualunque aggettivo ai suoi giocatori. Sarri dice che ci sono nella Lazo giocatori inadatti. Sono termini duri, peraltro bivalenti. Se una squadra non è adatta a te, vuol dire che tu non sei adatto alla squadra. Anche Spalletti dopo la sconfitta del Napoli a Milano parlò di poco interesse per la maglia. In genere non c’è più una difesa d’ ufficio.

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Ci sono semmai elogi d’ufficio quando si vince, ma quando la sconfitta è netta c’è una divisione di responsabilità piuttosto nuova. Credo che questo dipenda dalla trasformazione del giocatore da atleta in vera e propria azienda. La ricchezza dei singoli e la nuova figura del tecnico diventato unico comunicatore delle società, sta falsando i rapporti. Manca un momento di equilibrio, un giudice sopra le parti. Alla base c’è il nuovo silenzio portato dai presidenti americani. Non parlano. Quindi finiscono per far parlare troppo gli altri.