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Chiedo scusa in anticipo a tutti, ma trovo eccessiva l’enfasi riservata all’Europa League. Quando leggo che per le italiane la qualificazione è più vicina, mi chiedo come sarebbe possibile non qualificarsi in gironi dove incontriamo l’ottantesima e la novantesima squadra europea, classifiche alla mano. L’Europa League ha adesso un unico significato, chi la vince va in Champions, ma non può avere un vero peso tecnico. Le grandi nazioni mandano le loro quinte seste e settime in classifica, le seconde e terze di campionati che non hanno mai contato. Assume una sua suggestione nella fase finale, quando arrivano le otto terze della Champions, ma anche quelle vengono dal regno dei perdenti.

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Oggi è più ricco il montepremi, si può arrivare a 12-14 milioni, ma siamo comunque a un terzo dei soldi della fase a gironi Champions. La dimostrazione del piccolo mondo dell’Europa League sono le sei vittorie del Siviglia, che nonostante questo è rimasto il Siviglia di sempre, eterno piazzato in campionato. Non è diventato una grande squadra. Bisogna fare del nostro meglio per vincere, questo sempre, ma non diciamoci che è una sofferenza o che siamo nell’elite europea perché semplicemente non è vero.