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E’ possibile che con i giorni e gli incontri si arrivi a un compromesso sulla questione della Superlega. Adesso è tutto troppo caldo per trovare una soluzione. Oggi sembrerebbe impensabile accettare nello stesso campionato nazionale società che ne stanno minando l’organizzazione. Anche rimanendo alle regole dello sport, è un vero e proprio illecito. E nessuno sa se in questa in questa storia, anche tra i fuoriusciti c’è un punto di equilibrio tra vantaggi e danni. Una cosa sono i sondaggi di mercato a freddo, altro è quando imperversa la realtà. Così facendo, ognuna delle squadre che ha aderito di sicuro perde almeno metà del pubblico nazionale ed europeo. Non è mai un buon inizio. Direi anzi che un grande vuoto c’è già: nessuno, mai, ha chiesto niente alla gente.

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Li chiamano tifosi e con questo intendono figuranti che seguono comunque il loro simbolo. La vera guerra sarà alla fine quella della gente, il suo diritto di cliente che paga e vuole scegliere uno spettacolo sicuro, senza sbalzo nei costi, senza moltiplicazioni di abbonamenti, senza rivoluzioni di sentimenti, un pubblico che capisca che è lui il reale protagonista, lui che alla fine sceglie. Non Agnelli, non Marotta, non Ibrahimovic. Ce la faremo?