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Sono cominciate ieri presso il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna le audizioni sul caso che contrappone lo Sporting Lisbona (Sporting Clube Portugal, per la sua gente) e Doyen Sports Investments. Un conflitto che si trascina da agosto dell’anno scorso (LEGGI QUI) e ha in ballo i proventi di un affare da 20 milioni di euro. Oggetto è infatti il trasferimento del difensore argentino Marcos Rojo, passato un anno fa dallo Sporting al Manchester United. La transazione avvenne dopo un periodo di conflitto fra il club e il calciatore, che al termine di un mondiale da vicecampione del mondo decise di forzare la situazione per migrare verso un campionato di ricchezza e appeal maggiori.

In un primo tempo lo Sporting decise di mettere il calciatore fuori rosa, ma immediatamente dovette recedere per non metterne a rischio il valore. Sicché accettò, obtorto collo, di cederlo. Una cessione che secondo Bruno De Carvalho, presidente dei Leoes da poco più di un anno, si realizzava per una cifra inferiore a quella di 30 milioni che il club intendeva incassare se non fosse stato messo sotto pressione. E dietro quella pressione il presidente sportinguista ritenne vi fosse l’azione di un soggetto ben preciso: Doyen Sports Investments, che nell’estate di due anni prima aveva finanziato al 75% l’acquisto dello stesso Rojo (proveniente dallo Spartak Mosca), unitamente al 35% di Zakaria Labiad (LEGGI QUI). E con questo convincimento Bruno De Carvalho ritenne che vi fossero le condizioni per rompere il contratto con Doyen riguardo alla redistribuzione dei proventi da diritti economici. Dei 20 milioni ricavati dalla cessione dell’argentino, vennero destinati al fondo soltanto i 3 dell’investimento iniziale. Da lì inizia la controversia che ieri è approdata al TAS di Losanna. Dove la procedura avrà uno svolgimento particolare.

Doyen ha infatti chiamato una serie di dirigenti di club a testimoniare in favore della propria onorabilità (LEGGI QUI). Di fatto, tutti costoro testimonieranno CONTRO lo Sporting CP. Non mi sembra una cosa particolarmente onorevole. Ma ciascuno è fatto a modo proprio, né i garanti di Doyen sembrano preoccupati di schierarsi contro un club e una tifoseria, e di farlo per difendere gli interessi di un attore finanziario. La lista dei testimoni pro Doyen è lunga, e composta da personaggi i cui club d’appartenenza sono in rapporti d’affari con Doyen. L’obiettività innanzitutto. Ma non è soltanto questo l’elemento d’originalità del procedimento che si svolge presso il TAS. C’è il fatto che la lista di quanti vanno a testimoniare in favore dell’onorabilità di Doyen è impreziosita da alcune figure sulla cui onorabilità in materia di curricula calcistici nessuno si sognerebbe di eccepire. C’è ovviamente Adriano Galliani, che in queste settimane viaggia a braccetto col Ceo di Doyen, Nelio Lucas. 

Altro testimone in favore di Doyen è il presidente del Porto, Jorge Nuno De Lima Pinto Da Costa. Ovvero, la figura di maggior rilievo fra quelle coinvolte nello scandalo “Apito Dourado” (“Fischietti d’oro” LEGGI QUI), che diede un pesante colpo alla credibilità del calcio portoghese. Una storia di traffico d’influenze e di arbitri rabboniti anche attraverso l’uso di prostitute (LEGGI QUI). Durante quella vicenda fecero rumore le rivelazioni fatte in un libro autobiografico da Carolina Salgado, compagna di Pinto Da Costa, a proposito del giorno in cui il presidente portista avrebbe potuto essere arrestato ma evitò l’onta perché provvidenzialmente si trovava in Spagna (LEGGI QUI).

Una fortunata coincidenza. Alla fine della vicenda processuale, nel 2009, Pinto Da Costa uscì scagionato dalle accuse. Ma sull’esito del processo pesò in modo decisivo la mancata ammissione delle intercettazioni telefoniche raccolte dalla polizia giudiziaria. Alcune di queste telefonate sono molto istruttive. Per esempio, quella tra Pinto Da Costa e l’impresario Antonio Araujo (arrestato mentre Pinto Da Costa si trovava in Spagna, e liberato dietro versamento di una cauzione da 100 mila euro (LEGGI QUI), in cui si parla di “cassette di frutta da mandare a JP per la notte” (LEGGI QUI). Ma non meno significativa è quella che intercorre tra lo stesso Pinto Da Costa e il superagente Jorge Mendes. Oggetto della telefonata è un giovane portiere del Fao, squadra di Terza Divisione (il quarto gradino del calcio portoghese), il cui fratello è un commissario di polizia. Quest’ultimo pressa per far fare il salto di categoria al fratello, e si rivolge ai due uomini di calcio. Che s’ingegnano per soddisfare la richiesta nonostante il portiere non sia di gran livello. Ma si sa com’è, un commissario di polizia bisogna tenerselo buono. “E se lo mandassimo in Segunda B?” è la soluzione che i due architettano (LEGGI QUI).

Ma più di tutti, nella lista degli onorabili testimoni pro Doyen, a spiccare è la figura di Luis Godinho Lopes, predecessore di Bruno De Carvalho alla presidenza dello Sporting CP. Godinho Lopes è stato giudicato persino dal suo ex vice Carlos Barbosa “il peggior presidente nella storia dello Sporting” (LEGGI QUI). Ma non è questo l’elemento di bizzarria. A meritare d’essere sottolineati sono altri due elementi. Il primo: otto mesi fa l’assemblea generale di Sporting SAD (Sociedade Anonima Desportiva) ha votato a favore dell’esecuzione di un’azione di responsabilità contro Godinho Lopes, per aver condotto degli affari pregiudizievoli della salute finanziaria della stessa SAD (LEGGI QUI). A condividere questo destino con Godinho Lopes sono Carlos Freitas, Luis Duque e José Filipe Nobre Guedes. Va sottolineato che, a meno di un mese dall’annunciata azione di responsabilità, Luis Duque è stato eletto presidente della Lega portoghese. Una scelta che è stato un chiaro atto d’ostilità verso lo Sporting e Bruno De Carvalho.

Quanto a Nobre Guedes, leggete anche il suo nome fra quelli di coloro che testimonieranno in favore dell’onorabilità di Doyen, così come quello di un altro ex dirigente sportinguista: Pedro Sousa. Ex esponenti di spicco dello Sporting che vanno a testimoniare contro lo Sporting. Onorevolissimi. Il secondo elemento di bizzarria che si rintraccia a margine della testimonianza pro Doyen da parte di Godinho Lopes è ancora più gustoso. Godinho Lopes era infatti il presidente in carica quando lo Sporting stipulò l’accordo di TPI con Doyen per l’acquisizione di Rojo e Labyad. È ammissibile una testimonianza del genere? Interrogativo più che legittimo, perché l’effetto sarebbe lo stesso dato dal vedere il Gatto che testimonia in favore dell’onorabilità della Volpe in un contenzioso con Pinocchio. Signore e signori, questo è lo spettacolo che va in scena durante questi giorni presso il TAS di Losanna. Una storia di onore e d’onorevoli personaggi. Dove il solo, vero onore in ballo è quello del calcio: da mettere al riparo dalle mire degli speculatori. Bisogna augurarsi che i giudici si facciano onore, e decidano in favore del calcio vero e della passione d’una tifoseria.

(5. continua)

@pippoevai