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La qualificazione del Belgio agli ottavi di finale è a un centimetro: per arrivare primo del girone è sufficiente un pareggio con la Finlandia, per arrivare secondo può perdere anche con 2 gol di scarto, per arrivare terzo, con i 6 punti attuali, deve aspettare stasera il risultato di Olanda-Austria. Per ora non gli sono bastate due vittorie in due partite, entrambe in trasferta. Se quella di San Pietroburgo contro la Russia era stata abbastanza semplice, in questa di Copenaghen ha rischiato davvero tanto. Il Belgio ha vinto nella ripresa, quando Martinez ha potuto schierare tutto il suo carico di campioni a cominciare da De Bruyne, l’uomo decisivo della gara con assist e gol. In quel secondo tempo il Belgio aveva Lukaku al centro dell’attacco e De Bruyne con Eden Hazard come rifinitori, il meglio di questo Europeo. Così, in questa sfida che rischia di mettere fuori dai giochi la Danimarca (0 punti in 180'), sono stati i giocatori, i grandi giocatori, a superare il gioco, pur fantastico e orgoglioso della Danimarca capace di fare un primo tempo entusiasmante durante il quale ha spazzato via il Belgio. Quarantacinque minuti di sola Danimarca, bella, aggressiva, determinata, con un ritmo altissimo. Se giocava per Eriksen, lo ha fatto come il 10 meritava, rispettando e riproponendo sul campo il suo calcio. Ed Eriksen si sarà commosso davanti alla tv quando al 10' la partita si è fermata e tutto lo stadio, il suo stadio, e tutti i giocatori insieme all’arbitro Kuipers hanno cominciato ad applaudirlo. E’ stato un momento struggente e significativo, un momento emozionante.

SOLO DANIMARCA - La squadra di Hjulmand è partita a mille e ha segnato dopo meno di 2 minuti. Per la serie "facciamoci del male", il Belgio ha iniziato la costruzione dell’azione da dietro con un passaggio sciagurato di Denayer (il sostituto dell’ottimo Boyata di San Pietroburgo...) verso Tielemans su cui si è avventato Hojbjerg, che gli ha soffiato la palla, l’ha toccata per Poulsen e dal centravanti è finita nell’angolino. Sembrava un errore, una disavventura della difesa belga, in realtà era l’indizio della gara preparata dalla Danimarca: pressing, aggressività, compattezza, intorno alla portatore di palla del Belgio c’erano sempre due o tre danesi, il recupero palla era rapido, spesso immediato. Funzionava tutto, nella Danimarca, e in tutte le zone del campo. Dietro Kjaer non faticava a contenere Lukaku perché il gioco dei belgi non arrivava quasi mai dalle sue parti; sugli esterni l’atalantino Maehle travolgeva Meunier, dall’altra parte anche Wass aveva il sopravvento su Thorgan Hazard; in mezzo al campo, Hojbjerg e il meno preciso Deleney tenevano alto il ritmo; in avanti il giovane Damsgaard (che aveva il compito più complicato, quello di sostituire Eriksen) metteva in continua difficoltà la difesa dei belgi e lo faceva insieme a Poulsen e Braithwaite.

MERTENS E CARRASCO DISPERSI - Dall’altra parte, il disagio più totale. Schierato con lo stesso modulo della Danimarca, il 3-4-2-1, il Belgio arrivava in ritardo su ogni pallone. Mai visto Mertens (alla 100a in nazionale), inesistente Carrasco, lontano dal gioco Lukaku. Sembrava sorpreso, più che altro disorientato. Se si pensa alla differenza tecnica (a favore dei belgi), c’era il rischio di non capire la ragione che determinava invece una così netta differenza a favore della Danimarca: era l’atteggiamento, la mentalità, lo spirito, il coraggio. Maehle, Wass e Damsgaard (due volte) hanno avuto la possibilità di raddoppiare. Tutto questo accadeva nel primo tempo, ora bisognava capire se i danesi avevano davvero tanta energia per arrivare fino in fondo con questa intensità.

IL CARICO DI CAMPIONI - Martinez aveva la carta dell’Europeo in panchina e l’ha schierata subito, a inizio ripresa: De Bruyne, al debutto dopo il brutto infortunio di un po’ di tempo fa, al posto dello spento Mertens. La stella del City si è sistemata proprio nella posizione del napoletano, sul centrodestra alle spalle di Lukaku. E’ iniziata così un’altra gara e il partito dei "grandi giocatori" ha cominciato ad avere la meglio sul partito del "grande gioco". Al primo errore di Vestergaard è scappato via Lukaku, ha azionato la locomotiva e ha travolto la difesa danese, palla a De Bruyne in area, assist alla sua maniera per l’inserimento di Thorgan Hazard e uno a uno.

ANCHE EDEN HAZARD - La Danimarca ha rallentato, ma senza mollare, senza farsi travolgere. Il problema era nella qualità dei belgi, aumentata sensibilmente quando Martinez ha messo dentro anche Eden Hazard. A quel punto, il palleggio del Belgio è diventato inarrivabile per i padroni di casa. Il 2-1 è stato un capolavoro: ancora Lukaku, ancora Thorgan Hazard, tocco per suo fratello Eden, tocco per De Bruyne e sinistro terrificante dal limite dell’area. Dopo l’arcobaleno di Schick è il più bel gol di Euro2020. La Danimarca ha messo sul campo tutte le sue ultime energie, Braithwaite è stato pericoloso e nel finale ha centrato anche l’incrocio dei pali. Se va fuori dall’Europeo è un peccato, sia con la Finlandia che col Belgio meritava di più.