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Trento è un gioiellino di città. Né troppo grande e né troppo piccola. A misura d’uomo. Giusta per viverci. I suoi abitanti, censiti, sono centodiecimila. Un numero inferiore a quello della “città parallela” che questa sera spalancherà le sue porte ai centoventimila ospiti arrivati da ogni parte d’Italia per fare festa e per cantare insieme all’uomo che da quasi mezzo secolo per ciascuno di essi rappresenta il punto di riferimento fondante della loro esistenza.

Tutti nel nome del Komandante, insomma, a cominciare dal “Undicesimo Comandamento, con la quale si aprirà il concerto, per finire con la mitica ”Albachiara” ovvero la canzone guida per almeno tre generazioni con la quale Vasco Rossi chiude tutti i suoi appuntamenti oceanici.
Un ritorno alla grande per l’unico e vero rocker italiano il quale, grazie al suo talento che spesso gli consente di declinare i suoi lavori musicali con l’arte dell’autentica poesia, dopo l’impasse forzato a causa della pandemia. Un riaffacciarsi sulla vita vera per lui, che rischiò di morire almeno in un’occasione, e per il suo popolo che non smette di seguirlo e di fargli da spalla in ciascuna delle sue esibizioni.

Scenografie umane da stadio e anche di più quando sul palco c’è Vasco. Ogni volta una finale mondiale o perlomeno da Champions con la differenza, sostanziale che il pubblico non è diviso sotto differenti bandiere antagoniste ma fa il tifo in un’unica direzione e per un solo campione. Vasco Rossi, il Komandante che anche questa sera in una città più grande della città parallela racconterà le sue favole in musica ai nipoti e ai figli e ai padri e anche ai nonni riuniti sotto la luna su quel prato infinito nella piana accanto a Trento.