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"Un angolo per chi ha la visione del calcio di Nick Hornby, per chi vive la partita come un film, per chi reputa Babangida il miglior calciatore della storia. Un piccolo mondo per chi non ha scritto calcio con il pallone tra i piedi, ma con una penna tra le dita, una telecamera sulla spalla o un joystick in mano, per quelli cresciuti a pane, nutella e Holly e Benji . Il calcio visto con gli occhi, e gli occhiali, del Nerd".

Il tempo di prendere le misure. Il 2 le visite, il 3 la prima amichevole (con gol), il 4 la presentazione. Il 5, di fatto, è partito il suo lavoro coi compagni. Lo stesso giorno in cui in Svezia, a Malmo, la sua statua viene abbattuta, Zlatan Ibrahimovic rientra a tutti gli effetti nella storia del Milan: primo, vero, allenamento con Suso e soci agli ordini di Pioli, primi passi per cambiare la mentalità a una squadra rassegnata. 

I PRIMI 4 GIORNI - Il 5 gennaio, quindi, il primo vero allenamento. La prima vigiliaEd eccolo, poi, il primo passo ufficiale, all'Epifania. Il 6, lunedì 6, Zlatan scende in campo, contro la Sampdoria, nella ripresa, risultando impreciso in zona gol in un'occasione, ma venendo cercato poco dai compagni. "Peccato, volevo esultare come Dio sotto la Curva Sud". Tempo al tempo... Il 7 gennaio e l'8 gennaio Stefano Pioli vede uno Zlatan Ibrahimovic più pronto di quando è arrivato. Del resto, lo stesso Zlatan lo ha detto subito, al telefono, al suo nuovo mister: "Non ascoltare le voci, io non mi ritiro, voglio giocare". Per giocare, bisogna allenarsi, e con l'allenamento le cose, per Ibra, migliorano.

IL SETTIMO GIORNO SEGNO' - Il 9 e il 10 escono i rumors che disegnano la probabile formazione. Stravolta. Via il 4-3-3, via Suso, via Piatek, dentro Castillejo, il centrocampo a 4 e le due punte. Zlatan Ibrahimovic e il compagno prediletto, il giovane, e soprattutto scattante, Rafael Leao: il portoghese ad attaccare la profondità, lo svedese a gestire il pallone. Questo il piano. Che riesce. Perché la "Settimana da Dio" di Ibra, che si erge a tale nel credo calcistico, in quel mondo in cui il pallone è l'unica fede, si conclude col settimo giorno. Non di riposo, ma di lavoro. E di gol. Theo Hernandez crossa rasoterra col mancino, Ibra buca il connazionale Olsen con un preciso diagonale e chiude la pratica Cagliari. "E il settimo giorno Ibrahimovic segnò". E allargò le braccia, davanti ai suoi tifosi.