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Così lontano, così vicino. Dietro il comunicato diffuso ieri da UniCredit — «L’udienza del 23 giugno ha evidenziato spirito di collaborazione ma anche una significativa distanza sui contenuti economici e sulla struttura del possibile accordo. Quindi al momento non esiste un’ipotesi di operazione condivisa» —, è facile riconoscere l’ultimo atto di una guerra mediatica in corso da mesi, più violenta ora che l’esito finale della querelle giudiziaria è vicino. «La distanza economica» tra creditore e debitore in effetti c’è. Riguarda la valutazione degli asset Italpetroli da inserire nell’accordo, a cominciare dalla Roma, e i beni che al termine dell’intesa dovranno restare alla Sensi. Lei si è rassegnata a perdere la Roma e gli asset petroliferi pur di evitare il fallimento, ma chiede per sè tutto il resto — Villa Pacelli, alberghi, immobili, perfino una rendita vitalizia. Troppo per UniCredit, che le ha fatto notare come «in quattro anni non abbia sborsato un euro per rientrare del debito di 325 milioni» e che non sia nella posizione di avanzare pretese. Schiacciata com’è, oltretutto, dalla minaccia dei revisori di non certificarle il bilancio.

Schermaglie In questa guerra di valutazioni — i legali delle parti si rivedranno il 30 giugno e confidano di annullare le distanze, per ripresentarsi da Ruperto il 5 luglio con l’accordo — si inseriscono le schermaglie mediatiche. Qui nasce il comunicato UniCredit di ieri: un tentativo di ristabilire ruoli e diritti di creditore e debitore. Un modo per dire: se l’accordo alla fine salterà, non dipenderà da noi. Del resto, accuse reciproche di sfruttare la stampa sono state motivo di accesa discussione già durante l’udienza del 23 giugno. «Mi avete messo contro la piazza e armato i giornalisti», l’accusa che la Sensi ha rivolto a UniCredit all’inizio del meeting. La banca non si ritiene responsabile. Anzi, si considera parte lesa. Non a caso ieri una radio locale vicina alla famiglia Sensi l’ha pesantemente attaccata, addossandole la responsabilità di un eventuale ridimensionamento della squadra. In realtà, la banca ha non ha alcuna intenzione di deprezzare la Roma, appena uscita dalla grana stipendi e iscrizione: dopo l’accordo, affiderà a Banca Rothschild il compito di valorizzarla e venderla alla cordata di imprenditori romani che si sta allestendo intorno ad un fondo americano. Nel frattempo, UniCredit valuterà se affidare a Gian Paolo Montali il ruolo di traghettatore e la disponibilità della Sensi a restare nel cda fino alla vendita.