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Facebook è pronto ad auto-nominarsi controllore della democrazia e dei suoi processi. Mentre l’agenda mediatica è focalizzata tutta sull’affare TikTok, che tra smentite, proclami e decreti, non vede ancora la fine della contesa, Menlo Park diventa il centro del mondo.

Nell’edizione europea del Financial Times, viene riportata un’intervista al capo della comunicazione Facebook, Nick Clegg, che tuona: “Siamo pronti a limitare la circolazione dei contenuti su Facebook”. La preoccupazione del manager inglese, scaturisce dal clima d’odio e degenerazione, che sembra profilarsi nella campagna per le presidenziali americane. Clegg è un vice premier del Regno Unito, la sua caratura e conoscenza dei meccanismi della politica è sicuramente eccellente, è per questo le sue dichiarazioni dovrebbero allarmarci tutti.
L’ex politico inglese d’accordo con Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg, rispettivamente numero uno e due di Facebook, sarebbe pronto ad adottare misure eccezionali.

Lo scenario a cui si fa riferimento, è quello di violenti scontri e disordini tra la comunità americana, nel periodo immediatamente precedente alle elezioni presidenziali, qualcosa di molto simile ad una guerra civile. Non a caso, sempre Clegg, fa riferimento alle azioni già intraprese dal social network in paesi come lo Sri Lanka e il Myanmar, dove sono state chiuse pagine e profili che avevano violato le regole della piattaforma o che avevano diffuso contenuti falsi o sensazionalistici allo scopo di alimentare gli scontri. Se l’ipotesi fosse remota, non si sarebbe scomodato il plenipotenziario capo degli affari globali e della comunicazione di Facebook. La campagna per le elezioni USA sta preoccupando parecchio i big della tecnologia, costrette a dover prendere posizione come mai prima d’ora. La neutralità, vera o presunta, dietro cui si sono nascoste nelle precedenti elezioni, non è un’opzione stavolta. Facebook esce quindi allo scoperto e dichiara di avere un piano. Rimane da vedere quanto sarà applicabile questo piano, in un paese, gli Stati Uniti, dove il primo emendamento della costituzione sancisce la libertà di manifestazione del pensiero e che spesso è stato baluardo nelle più famose battaglie per i diritti civili. Agire da censore globale al di sopra di governi e democrazie è utile quanto pericoloso, ora come allora, Facebook ci pensi bene.