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Regioni arena vaccini.
Vaccini, relativamente a quante ne servirebbero e serviranno, le dosi scarseggiano. Ma il sistema, anzi i 21 regionali sistemi, che devono "mettere a terra", cioè somministrare le dosi, funzionano come una sabbia dove il flusso dei vaccini, sia ruscello o torrente o fiume o rivolo, comunque si arena. A martedì 22 febbraio in Italia 5,2 milioni di dosi arrivate e 3,7 milioni di dosi somministrate. Appuntamento a marzo: 13 milioni di dosi attese (dovevano essere 28), quante davvero si è, si sarà in grado di somministrare? La velocità attuale italiana della vaccinazione di massa risulta inferiore non solo a quella britannica, siamo dietro anche a Polonia, Slovacchia, Spagna, Francia, Germania. Fuori dagli ospedali si vaccina poco e lento. Insomma l'acqua dei vaccini è poca, ma è la papera Italia che non galleggia.

Tampone culturale, chi ce lo fa?
Che ne è della preparazione scolastica degli studenti italiani, in particolare quelli della cosiddetta scuola superiore?
Si può fare una sorta di tampone per così dire culturale per vedere gli effetti della scuola a distanza, della scuola a singhiozzo, della scuola interrotta, della scuola sotto Covid e sotto soprattutto la gran facilità con cui a gran richiesta veniva e viene chiusa? Forse un tampone culturale si può fare, ma è meglio di no. Meglio non aprire quella porta.
Prima uno su tre dei maturandi parlava male, contava peggio.
Prima della pandemia, prima della scuola ridotta
. Dati Invalsi 2019 dicono un maturando su quattro non era in grado di esprimersi (la formula è "capacità linguistiche molto scadenti"). E un maturando su tre "insufficiente" in matematica. Prima, questo era prima. Prima era che a 18 anni di età quasi un terzo della popolazione scolare leggeva male, scriveva male e faceva di conto a fatica. Quasi uno su tre di quelli che erano andati a scuola per cinque più tre più cinque anni. Tredici anni di scuole di vario livello e grado prima avevano prodotto uno su tre appena alfabetizzato.
A questo default cognitivo e formativo va sottratto il chissà quanto in meno di un anno, quasi due, di scuola formato Dad o scuola a singhiozzo, interrotta, spezzata. Quanto è il da sottrarre, quanto fa la sottrazione? In altri paesi provano a calcolare quanta preparazione in meno negli alunni dopo la scuola al tempo del Covid. Da noi si ha orrore di saperlo.
Tasse, 5 milioni pagano, 23 milioni approfittano.
No, non è il solito e vago: ci sono gli evasori che non pagano. Qui (fresco di stampa l'ennesimo libro, Gli Scrocconi di Francesco Vecchi) non si parla di evasori, si parla di coloro che a norma di legge pagano poco o niente. A ben vedere definirli scrocconi è impietoso e impreciso. Al contrario, sono la forma fiscale della cosiddetta creatività italica: pagano le tasse, poco è quel che è loro richiesto pagare e meno hanno da pagare, più incontrano benefici fiscali. Il che non impedisce loro di dichiararsi, regolarmente dichiararsi "in ginocchio" per le tasse. Chi sono? La maggioranza netta dei contribuenti. Un solo dato: i cinque milioni di contribuenti con redditi superiori ai 35 mila euro lordi annui pagano 18 mila euro a testa di tasse. Al contrario i 23 milioni di contribuenti con redditi (dichiarati) fino a 20 mila euro lordi annui pagano a testa di tasse 780 euro. Un rapporto di progressività da 1 a 25! Ma la colpa dell'abnorme non è della progressività che è cosa buona e giusta. La colpa è della retorica del siamo tutti tartassati. Falso: i ceti deboli economicamente sono esentati o quasi dalla tassazione. Ed è colpa dell' infilarsi tra i ceti deboli, per via di dichiarazione dei redditi, di milioni e milioni di italiani che deboli economicamente proprio non sono. Aiutati di fatto, nel camuffarsi e infilarsi, anche da una sorta di, come dire, pauperismo democratico che, in tema di tasse, allevia e carezza chi sta bene e lo nasconde e punisce pesante chi è tutt'altro che ricco ma non ha la possibilità di fingersi povero.