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  • Valerón è da Primera

    Valerón è da Primera



    Proprio non ci si riesce a staccare dal ricordo del SuperDepor: nel momento più buio della sua storia recente, sull’orlo della retrocessione, il Deportivo La Coruña fa appello alla fede nell’unico spirito-guida rimasto di quella splendida rivelazione del calcio europeo di inizio anni 2000.
    Juan Carlos Valerón, nonostante i 35 anni e quel paio di terrificanti infortuni che ne hanno gravemente segnato la carriera,  è ancora lì, arbiter elegantiarum, fra i più raffinati giocatori della storia recente del calcio spagnolo. Ogni minuto in più del mago canario è un regalo per l’unicità del suo stile, ma al tempo stesso è segnato dalla malinconia per un finale di carriera che inesorabilmente si avvicina. E allora saranno guai, dovremo trovarne un altro da cui assaporare quel calcio in punta di piedi, anticonformista e dalla cadenza inconfondibile.


    Un Valerón decisivo nella gara che decisiva potrebbe risultare ai fini della salvezza del Depor, la vittoria casalinga con l’Athletic. L’assist che avvia l’azione del 2-1 ha il copyright: uno spazio che esisteva solo nella testa di Valerón. La verticale fra lui e il centravanti dell’Under 21 Adrián l’altra sera ha quasi ricordato quella dei tempi d’oro fra lo stesso Valerón e Makaay.  Ancora il SuperDepor…
    Durante tutta la stagione, e durante le ultime due annate, la dialettica fra il tecnico Lotina, i tifosi e la stampa locale sul caso-Valerón ha oscillato fra due esigenze: da un lato, quella di preservare al massimo un giocatore oggettivamente senza più il ritmo non solo per un impiego continuato di partita in partita ma anche nei 90 minuti; dall’altra quella di far comunque tesoro di una risorsa strategica, senza alcun possibile surrogato all’interno  dell’organico.

    Le ultime giornate dimostrano che la seconda esigenza ha prevalso nettamente: Valerón titolare fisso, non c’è alternativa. La maggior difficoltà di questo Deportivo è rappresentata dall’incapacità di accorciare, in entrambe le fasi, che poi sono sempre legate: pressando quando non ha il pallone, salendo in blocco quando invece ne ha il possesso. La maestria di Valerón nel gestire i tempi del gioco e agevolare i movimenti dei compagni (riassunte da una parola sola nel gergo spagnolo, e cioè “pausa”) è il modo migliore per legare i reparti e restituire credibilità a un Deportivo che, con una rosa fra le più povere e spuntate del panorama, affronta il finale di stagione con un arsenale tutto sommato rispettabile: la citata verticale Valerón- Adrián, poi Riki a destra e il messicano Guardado a sinistra, altro perseguitato dagli infortuni finalmente disponibile con continuità.

     


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