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Andy van der Meyde, ex esterno offensivo di Inter e Ajax, parla a la Gazzetta dello Sport in vista della sfida tra i Lancieri e la Roma: "La mia esultanza? Per gioco. Una volta sparai in aria con alcuni cacciatori, avevano ospitato me e la mia ex moglie in una fattoria. Ora giornalista? In un certo senso sì. Ho un format chiamato “In auto con Andy”. Chiacchiero con gente famosa, andiamo in giro per Amsterdam in macchina. Quando sono davanti le telecamere sono timidi, riservati, con me invece si aprono di più. Parliamo di tutto". 

IL GOL ALL'OLIMPICO - "Se mi ricordo quella partita? Impossibile dimenticare, ero immarcabile (ride ancora). Marzo 2003, seconda fase a gironi. Io, Maxwell, Pienaar, Chivu, Van der Vaart, Ibra. Ci chiamavano i ragazzi terribili, sfrontati e forti. Bei tempi". 

LE SPERANZE DELLA ROMA - "L’Ajax è favorito, può vincere l’Europa League. La sua miglior qualità è il gioco di posizione: i giocatori occupano tutto il campo e l’idea di base è quella di dominare il gioco. Tanti tocchi, pressing costante e palla agli esterni, imprevedibili, dribblomani e veloci. E nel 2005 sono stati vicino alla Roma, dopo l'Inter. Ho sfiorato anche la Juve. Mi voleva Capello, ma scelsi l'Everton". 
SU IBRA - "A cosa penso? Alle famose corse in macchina per Amsterdam. Zlatan aveva una Mercedes, Mido una BMW. Ogni tanto prendevano le auto e si sfidavano ad alta velocità. Eravamo ragazzi…". 

L'INTER - "Mi viene in mente Highbury. Quel gol indimenticabile contro l’Arsenal in Champions. Il mio punto più alto in nerazzurro. Seguo sempre l’Inter, spero vinca lo scudetto. Adriano il compagno più forte.  A quei tempi era tra i migliori al mondo, e che sinistro. Ricordo allenamenti in cui diceva “ragazzi, la metto lì”. E ci riusciva. Un fenomeno assoluto, un po’ come Materazzi in difesa. Ogni tanto ancora ci sentiamo. Una volta gli feci un tunnel e non la prese bene".