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Uno dei giocatori più rappresentativi del football dei pionieri in Italia è stato senza dubbio il belga Louis Van Hege, che in Italia ha giocato con la maglia del Milan dal 1910 sino allo scoppio della Prima guerra mondiale. 

DAGLI ESORDI AL MILAN DI PIRELLI - Louis Marie Van Hege nasce l'8 maggio 1889 a Uccle, nei pressi di Bruxelles, in Belgio. Dopo i primi anni nella squadra dell'Union St. Gilloise, nella quale fa il suo esordio nel 1906, ben presto grazie alle reti segnate a grappoli si inizia a parlare di Van Hege anche a livello internazionale. Durante un'amichevole giocata all'Arena nel marzo del 1910, il Milan riesce a convincere Van Hege a venire a giocare, e a lavorare, a Milano. Sono anni di dilettantismo puro in Italia, i calciatori possono trasferirsi da una squadra all'altra soltanto per ragioni anagrafiche o lavorative. Grazie al presidente rossonero Pirelli, Van Hege ottiene un posto di lavoro come impiegato alla Pirelli e una maglia da titolare nel Milan, iniziando così una magica avventura nel nostro calcio. Nell'agosto dello stesso anno La Gazzetta dello Sport così ne dà la notizia: “Leggiamo sulla «Vie Sportive» di Bruxelles che i giuocatori Van Hege, Pierard, Tobias, sono partiti per Milano, dove giuocheranno nelle file del Milan Club”. Van Hege fa il suo esordio in una partita ufficiale con la maglia rossonera sul finire del novembre del 1910, quando in campionato il Milan va a vincere 3 a 0 sul campo del Genoa.

PALE LIGHTNING - Gli spettatori italiani con Van Hege vedono per la prima volta un giocatore nuovo, diverso da tutti quelli che avevano visto sino ad allora. Soprannominato “pallido saettante” per la sua carnagione molto chiara e per i suoi dribbling fulminanti, ubriacanti in tutta velocità, era diverso da tutti gli altri giocatori visti in Italia: questi erano sì bravi nel dribbling-game, ma da fermi, mentre Van Hege riesce a dribblare gli avversari prendendoli in velocità, senza fermare il pallone. 

É stato una della “stelle” del football dei pionieri, di lui Antonio Ghirelli diceva avere uno stile di gioco “squisito e modernissimo”, uno dei più popolari ed amati calciatori del periodo pionieristico. Con Van Hege il Milan esce da un periodo di flessione e di anonimato coinciso con la riforma “autarchica” voluta dalla Federazione nel 1908 tornando ad essere protagonista alle spalle della Pro Vercelli.

BOMBER IMPLACABILE - Van Hege non eccelle solo nel fondamentale del dribbling. È  attaccante prolifico, con la maglia del Milan Van Hege ha segnato quasi 100 reti in 5 anni (le successive ultime due stagioni, quelle di guerra, ha giocato con il Milan solo 3 gare) con una media realizzativa impressionante di oltre un goal a partita.
Giocatore simbolo di un periodo, è soprattutto merito suo se il Milan riesce in quegli anni ad essere sempre molto competitivo. Implacabile come marcatore, Van Hege è oltremodo intelligente e capisce perfettamente quando è il momento di mettersi al servizio della squadra, attirando su di sé le attenzioni dei difensori avversari per lasciare che i suoi compagni si inseriscano per le conclusioni grazie alla precisione delle sue sponde e dei suoi assist. 

Emilio Colombo così ne tesse le lodi sulle colonne de Lo Sport Illustrato: “Finissimo nell'arte di colpire in qualunque posizione il pallone, Van Hege, che non difetta di muscoli, è potente nel tiro in goal. Si serve nel tiro d'ambo i piedi e colla stessa sicurezza. Saetta da fermo e in corsa. Non disdegna il tiro lontano, di sorpresa”. Nel 1915 attraverso un referendum indetto da La Gazzetta dello Sport Van Hege viene scelto quale giocatore più popolare del campionato. 
Con il Milan vince la Coppa Federale del 1915/16, il trofeo organizzato dalla Federazione in sostituzione del campionato interrotto e mai più ripreso a seguito dell'entrata nella Prima guerra mondiale dell'Italia.

IL RITORNO IN BELGIO - Poco dopo si interrompe la sua esperienza calcistica in Italia poiché la tragedia della guerra lo richiama in patria, a combattere. Durante i duri anni bellici, Van Hege ritorna in Italia alcune volte per disputare alcuni incontri amichevoli di beneficenza in favore delle famiglie delle vittime. Paradossalmente Van Hege gioca con rappresentative militari prima ancora di esordire con la Nazionale, complice la guerra. Van Hege esordisce ufficialmente con la propria Nazionale nell'immediato dopo guerra, il 9 marzo 1919, sulla soglia dei 30 anni e vi gioca sino al 1924, conquistando la medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1920. 

All'età di 42 anni Van Hege ha rappresentato il Belgio ai Giochi Olimpici invernali del 1932 nella gara di bob a due, terminando al nono posto. Dopo aver continuato a lavorare per la Pirelli in Belgio, dove ha diretto una filiale, e aver giocato ancora con l'Union St. Gilloise, del quale è stato anche il vicepresidente per una decina di anni, Van Hege muore nella sua città natale all'età di 86 anni nel 1975. 

Per concludere, interessante è riportare uno stralcio di una conversazione che Louis Van Hege ebbe molti anni dopo il suo ritiro che lo storico Luciano Serra riporta nel suo fondamentale Storia del calcio perché meglio di qualsiasi spiegazione racconta alla perfezione cos'è stato il football dei pionieri: “(...)Ho avuto la fortuna di praticare il giuoco del calcio in una epoca nella quale una squadra era composta di amici di una stessa squadra, d’un quartiere, d’un villaggio o d’una cittadina. Il club era la loro famiglia e i suoi colori erano sacri. Si difendevano con tutto il cuore; l’entusiasmo s’impadroniva di tutti, giocatori e dirigenti. Era la sola ricchezza (...)”.
 
(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)