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È cresciuto nel mito di Faustino Asprilla, protagonista in serie A con il Parma nei primi anni '90. Oggi, invece, deve ancora digerire il rigore fallito da Radamel Falcao contro il Perù nella recente Coppa America vinta dall'Uruguay, errore decisivo per chiudere le porte delle semifinali in faccia alla 'sua' Colombia. Diego Alejandro Cubillos Galvis, venticinquenne nuovo attaccante del Venezia, ha il dna sudamericano, cuore italiano e la tipica parlata toscana, anzi 'Fiorentina, ad essere precisi - si affretta a raddrizzare il tiro -, sennò chi li sente i miei amici. Sono in Italia da più di tre lustri, normale che qui io mi senta semplicemente a casa - si racconta volentieri -, tuttavia mi sento, anzi sono colombiano, perché tutta la mia famiglia lo è. Chissà, un giorno credo proprio che potrei tornare in patria'.

La famiglia Cubillos varcò l'oceano Atlantico nei primi anni '90. 'Io avevo 8 anni, in Colombia quelli erano gli anni delle guerriglie e tanti cambiavano aria appena ne avevano la possibilità. Sul fronte calcistico i miei ricordi di bambino sono quelli che hanno tutti, dei campioni Higuita e Valderrama, per quanto un po' sfocati. Io tifavo per i biancoverdi del Nacional Medellin di Tino Asprilla, uno che si fece ben rispettare anche in Italia. Ma il mio beniamino era Arnulfo Valentierra, un fantasista dell'Once Caldas'. Anche in casa Cubillos il calcio è sempre stato d'attualità, anche se non in maniera proprio tradizionale. 'In famiglia prima del sottoscritto a giocare a pallone era mia mamma Anna Cecilia, ai tempi del liceo, mentre oggi oltre a me anche mio fratello Fabrizio gioca in Italia, nell'Eccellenza toscana con il Sangimignano'.

Come mai i suoi genitori scelsero proprio la Toscana? 'L'avevano visitata come turisti e se ne innamorarono, mio padre trovò lavoro e quindi ci trasferimmo tutti e cinque (l'appello conta anche una sorella, ndr). Oggi però mio padre è dovuto andare in Spagna per lavorare, per fortuna giocando a pallone riesco a dare una importante aiuto alla famiglia. D'estate ho fatto qualche lavoretto dopo essermi diplomato perito meccanico a Firenze'. Impossibile però non pensare come Diego Cubillos, ad un certo punto, paresse destinato a ben altre platee rispetto alla serie D. 'A 8 anni, appena arrivati in Italia, feci un provino per l'Acs Toscana e mi presero subito, poi passai allo Sporting Arno, nel 2000 sfiorai la Fiorentina ma alla fine giocai in Eccellenza con il San Donato in Poggio. Dopo un anno, nella stagione 2003/04 passai al Siena che era appena stato promosso per la prima volta in serie A'.

Una grande vetrina per l'allora diciottenne Cubillos. 'Feci due mesi in Primavera, con l'allenatore non andai d'accordo perché voleva farmi giocare mediano, dopodiché mi allenai sempre in prima squadra come seconda punta. Gli attaccanti erano Chiesa e il norvegese Flo, in rosa c'erano tanti sudamericani, dall'argentino all'uruguagio Guigou, ai vari brasiliani Taddei, Menegazzo, Junior, Juarez e Roque Junior. Il problema fu che litigai con mister Papadopulo e tutto finì lì. Oggi riconosco che non ero pronto sul piano mentale e del comportamento, ma non ho chissà quali rimpianti. Semmai sono i miei amici, che sono il mio vero hobby, a dirmene ancora di tutti i colori per l'occasione che ho perso'.

(Il Gazzettino)