23
Venti anni di attesa, venti anni di discese ardite e (poche) risalite, venti anni a masticare amaro, aspettando un momento come questo, che ripaga il mondo-Virtus di tutti i sacrifici fatti. Venti anni dopo, la Virtus è di nuovo campione d'Italia. E’ il 16° tricolore per le Vu nere, arrivato nel 150° anno dalla fondazione. L'ultima volta - 2001 - c'era il totem Manu Ginobili - pronto a spiccare il volo verso l’NBA - c’erano Rigaudeau, Jaric e Griffith e c'era proprio coach Ettore Messina in panchina. Battuta in gara-4 l’Olimpia, 73-62.

Non è stata solo una vittoria, ma una sentenza, una dimostrazione di forza, una mattanza. Un 4-0 nella serie finale che non ammette nessun dibattito, così come il trionfo è legittimato dalle 10 vittorie (e nessuna sconfitta, 3-0 a Trento e 3-0 a Brindisi) ai play off: l'ultima a riuscirci fu la Montepaschi Siena nel 2010. La Virtus ha stradominato, sovvertendo il pronostico; l'Olimpia è parsa irriconoscibile, pallida e assorta, involuta e incredibilmente molle, nonostante le sferzate di Messina, che fin da subito - da gara-1 - aveva annusato il drammone e provato a rianimare i suoi. Le chiavi della vittoria sono state 1) L'intensità difensiva e 2) Gli strappi - violenti, decisivi - nei momenti più delicati della partita.

Lo scudetto segna il ritorno al vertice di un club storico - da sempre appartenente alla nobiltà del basket italiano - che nel 2003 era stato radiato e nel 2016 era retrocesso. E’ la Virtus di Massimo Zanetti, Mister Segafredo, pronto a investire sul mercato e a far tornare Bologna la Basket-City d'Italia (in attesa del ritorno ad alti livelli della Fortitudo): fu lui a prelevare il club, dopo una breve parentesi nel calcio con la presidenza del Bologna Fc, annunciando che c'era un solo obiettivo: tornare a vincere. Zanetti spiegò che sarebbero serviti cinque anni per tornare al vertice, è stato di parola. Ora l'obiettivo diventa l’Europa, dopo che la sconfitta in Eurocup contro Kazan ad aprile ha privato la Virtus della prossima Eurolega.
E’ stata - questa del nostro basket - una stagione anomala, segnata dalla pandemia, lunga due anni, iniziata nell'estate 2019, interrotta per il Covid-19 durante la fase del lockdown; praticamente una doppia annata faticosa, sofferta, vissuta sempre nell'equilibrio precario di chi non sa cosa riserverà il domani. Proprio per questo la vittoria della Virtus è stata doppia. Il condottiero è stato Aleksandar Djordjevic - criticato, osteggiato, esonerato e reintegrato nel giro di poche ore, ma comunque stimato, da molti tifosi amato a prescindere - ma l'uomo-chiave è risultato Milos Teodosic, il «Mago», una spanna sopra tutti per la qualità portata in dote ad ogni partita, la continuità di rendimento, la capacità di vincere, prima di tutto, con la testa. Pesantissima la presenza di Belinelli (foto Ansa), tornato nel club che l’aveva lanciato dopo vent’anni: grande la sua soddisfazione, per un ritorno a casa - a novembre 2020 - che con il passare dei mesi ha avuto il contorno del trionfo.

Significativa la crescita del 21enne Alessandro Pajola, il Capitan Futuro di casa Virtus: sua la centralità nella squadra futura delle Vu nere. Venerdì sera - dopo il 4-0 all'Olimpico - i tifosi della Virtus si sono riversati nelle piazze, riprendendosi lo scettro cittadino. A far festa - per strada, nelle loro case e sui social - anche tanti tifosi eccellenti della Virtus: Luca Pagliuca, Alberto Tomba, Andrea Mingardi, Stefano Bonaga, Romano Prodi e Pierferdinando Casini, sport, spettacolo e politica, nel segno della Virtus.