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Il Verona che t’aspetti. Bello, irresistibile nel primo tempo, ma stavolta assai più attento e cinico nell’altro. E la Lazio? Beh, diciamolo pure: la Lazio che non t’aspetti, soprattutto dopo il successo sull’Inter di Simone Inzaghi. Lazio bastonata per un tempo e schiaffeggiata nell’altro. Lazio che perdute le certezze del suo vecchio gioco, ancora non ne ha trovate di nuove per credere nelle geometrie del nuovo allenatore. Su e giù, insomma. Continua l’altalena di risultati e brutte prestazioni, difensive soprattutto. Ma tutto ciò non può togliere meriti al Verona, che il successo se l’è costruito sul prato con un calcio - quello del primo tempo soprattutto - da squadra che crede in quel che fa e che quello che fa riesce a farlo con semplicità. Persino con divertimento. Come quello che s’è preso Simeone, che ha firmato tutti e quattro, lasciando a Immobile, un misero centro e nulla più. Insomma, Verona che fa tre passi avanti e Lazio, invece, malamente ridimensionata. Perché quattro gol sono veramente tanti.

Eppure sembra avere intenzioni serie e bellicose, la Lazio, che piazza immediatamente alta la difesa e cerca il lancio verticale. E il Verona va in difficoltà già al primo lancio lungo e verticale che asseconda Milinkovic, al quale Immobile presta il ruolo di centravanti. Bello il taglio, feroce l’inserimento e più sì che no da rosso la strattonata da ultimo uomo di Veloso. Giallo e basta, però. L’ingegnere Marco Piccini è di cuore buono e il Verona se la cava. Se la cava e cambia subito registro. Perché da questo momento in poi (9’) s’impossessa del pallone e non lo molla più. E diventa padrone del gioco come in verità gli capita spesso nei suoi eccellenti primi tempi. Stavolta, forse, piace anche di più, perché la Lazio non riesce neppure a biascicare un po’ di calcio decente, accettabile, tale da giustificare le ambizioni. Proprio così: il Verona non rischia mai davanti a Montipò e domina irrimediabilmente dal centrocampo in su. Dov’è che Tudor piazza il quartier generale del suo gioco? In mezzo al campo, ovviamente. Là dove Veloso più indietro e Ilic un po’ più avanti, fanno abbacchio di Leiva e Milinkovic Savic. Ma non è tutto. Perché è soprattutto sui due lati che la Lazio soffre e paga. E’ là che la Lazio non riesce proprio a trovar rimedi. Incontenibile Faraoni e imprendibile Lazovic, mentre Caprari s’accentra, s’impossessa del ruolo di trequartista e centrocampisti e difensori della Lazio gli fanno fare quello che vuol fare. E che sa fare. 

Insomma, una sola squadra in campo. E va di lusso, alla Lazio, chiudere il primo tempo sotto di due gol e basta. Va di lusso perché per altre cinque volte il Verona spreca, butta via palloni da mettere in porta con grande facilità. Caprari (due volte), Faraoni e Barak (pure lui due volte) i mangiatori di gol. Cecchino infallibile, invece, Simeone, il quale in sei minuti ne fa due. Il primo (30’) con l’assistenza di Caprari e l’altro con quella di Reina. Già, il portiere biancazzurro rinvia come peggio è complicato fare, consegna palla a Ilic che la sistema sul destro velenoso del piccolo Cholo. Una fucilata. Bella e anche precisa. Giusto così. Anzi, risultato anche striminzito per il Verona che alla Lazio lascia solo un tiro largo di Immobile a quattro minuti dal riposo.

Ma ovviamente il calcio è imprevedibile. E’ la sua bellezza, no? E allora, ecco la sorpresa. Ecco quello che non t’aspetti. Pronti via e Immobile se ne va a sinistra, cambia linea e piede e con la complicità di Montipò dimezza lo svantaggio. Ed è a questo punto che t’aspetti tutta un’altra gara. Forse il solito Verona che si fa acchiappare nei secondi tempi. Forse una Lazio finalmente più compatta, ordinata e motivata. Forse una mezza genialata di Maurizio Sarri, in questa stagione ancora a corto di brillanti idee. Niente di niente. L’unica novità che Sarri offre è il ritorno di Luis Alberto dopo tre esclusioni consecutive e assai discusse. Inutili tentativi di rimettere in pari la partita. Anzi, c’è di peggio per la Lazio. C’è che ormai la premiata ditta Caprari-Simeoncino ormai ci ha preso gusto. E allora, (62’) terzo centro (nuovo e pregevole suggerimento e destro abbastanza comodo per portarsi anche il pallone a casa) e poi, in pieno recupero (93’) cross di Faraoni e gol pure di testa. Cosicché, piegato, mortificato dai quattro gol di Simeone, Sarri non può trovare alcun conforto neppure nella traversa centrata da Milinkovic oppure nel mezzo miracolo di Montipò su Patric nel finale. Troppo, troppo poco per non tornare a casa mortificato e preoccupato dalla sua Lazio troppo molle e sgangherata per mettere pensieri a questo bel Verona.





IL TABELLINO

Hellas Verona-Lazio 4-1


Marcatori: 30' p.t. Simeone, 36' p.t. Simeone, 3' s.t. Immobile, 17' s.t. Simeone; 48' s.t. Simeone

Assist: 30' p.t. Caprari, 36' p.t. Veloso, 3' s.t. Milinkovic-savic, 17' s.t. Caprari

Hellas Verona (3-4-2-1): Montipò; Dawidowicz, Günter (dal 24' s.t. Sutalo), Casale (dal 1' s.t. Ceccherini); Faraoni, Ilic (dal 36' s.t. Hongla), Veloso (dal 23' s.t. Tameze), Lazovic (dal 35' s.t. Magnani); Barak; Simeone, Caprari.

Lazio (4-3-3): Reina; Marusic, Patric, Radu, Hysaj (12' s.t. Lazzari); Milinkovic, Leiva (dal 18' s.t. Cataldi), Akpa Akpro (dal 12' s.t. L. Alberto); Felipe Anderson, Immobile, Pedro (dal 18's.t. Moro).

Arbitro: Piccinini

Ammoniti: 9' p.t. Veloso, 44' p.t. Patric, 12' s.t. Akpa-Akpro, 21' s.t. Ceccherini