Mica vero che le relazioni annuali di bilancio siano dei documenti di noiosa consultazione. Sovente possono essere letti come fossero romanzi, e permettono di cogliere importanti elementi di contesto. E in qualche caso mettono in mostra un'istantanea sullo spirito del tempo. Ne è ottimo esempio un passaggio della relazione sulla gestione che correda il bilancio del Delfino Pescara S.r.l. chiuso il 30 giugno 2015. Il frammento si trova a pagina 6 e recita: "Anche confrontando il corrispondente valore della stagione di serie A, verifichiamo che, per raggiungere il pareggio di bilancio mantenendo fissi i costi della produzione, bisogna mantenere al 50% del valore della produzione i plusvalori derivanti dalla cessione dei diritti pluriennali dei calciatori".




Ovviamente il "plusvalore" menzionato, che nulla ha di marxiano, è quella cosa volgarmente chiamata plusvalenza. E il fatto che una società di calcio punti addirittura la metà della sua produzione annuale sugli utili da compravendita dei diritti pluriennali ci dice in modo brutale quale pessima china abbia intrapreso il calcio italiano. Perché se si parla di fare plusvalenze "derivanti dalla cessione dei diritti pluriennali dei calciatori", le vie da seguire sono soltanto cedere calciatori di altissimo valore tecnico e magari anche di giovane età; o giocare sugli scambi di calciatori, da farsi su valori molto generosi che permettano di tenere in piedi l'equilibrio di bilancio, il che significa fare scambio di plusvalenze. E poiché la prima soluzione (piazzare calciatori d'alto valore, nonché giovani) non è sempre a portata di mano, ecco che la scorciatoia dello scambio di plusvalenze si fa estremamente probabile. Un quadro della situazione tanto semplice quanto impietoso. E basta scorrere qualche pagina oltre per constatare che la tentazione di prendere la scorciatoia incomba costantemente. A pagina 52 del documento, nella seconda tabella relativa al "Valore della produzione", alla voce "Plusvalenze cessione diritti pluriennali prestazioni calciatori" viene annotata la cifra di 7.865.882 euro. Un valore in flessione rispetto agli 11.330.664 euro dell'esercizio precedente (-3.464.782 euro), ma che comunque rimane nettamente il più alto rispetto alle altre voci delle due tabelle. Più delle sponsorizzazioni, che sommate fra partnership ufficiale e tecnica toccano i 613 mila euro e spiccioli. Più dei proventi televisivi, che ammontano all'infima quota di 422.905 euro. Persino più della generosa elargizione data dalla Lega in forma di mutualità, il cui valore si attesta sui 4.509.336 euro.



Ma come si compongono questi quasi 8 milioni di plusvalenze da calciomercato? La tabella pubblicata nella pagina seguente del documento le mette in fila tutte. Ci sono innanzitutto le plusvalenze ordinarie, quelle che vengono dal saldo fra la cifra incassata per la cessione dei diritti pluriennali e il costo residuo del calciatore iscritto in bilancio.



Questo schema riguarda il trasferimento di Antonino Ragusa al Genoa, che frutta un saldo positivo di 293.882 euro, e di Matteo Politano alla Roma (si tratta di un ritorno) che porta un segno positivo di 602 mila euro. Poi ci sono le plusvalenze secche, quelle per le quali il prezzo di cessione coincide con la plusvalenza stessa perché il giocatore ceduto non costituisce, o ha smesso di essere, un costo residuo. In questo capitolo entrano tutti gli altri calciatori della lista a partire dall'uruguayano Lucas Torreira, che frutta quasi 2 milioni (per l'esattezza, 1,970 milioni) sia di incasso che di plusvalenza. Caso analogo, e addirittura raddoppiato, si verifica col Cagliari che prende dal Pescara due calciatori e regala altrettante plusvalenze: Marco Capuano (750 mila euro) e Federico Melchiorri (2 milioni di euro). I poi ci sono le plusvalenze incrociate, che comportano trasferimenti di calciatori "gemelli". Questi ultimi, come è stato illustrato nel precedente articolo, possono essere "gemelli in carriera" o "gemelli da binario morto". Le due plusvalenze incrociate realizzate dal Pescara e iscritte nel bilancio chiuso il 30 giugno 2015 permettono di vedere come si realizzino entrambi i casi di "gemelli della plusvalenza". Lo scambio effettuato con l'Atalanta, società ormai in via di beatificazione, è un caso misto: perché uno dei gemelli può dirsi in carriera mentre l'altro rischia di essere già sul binario morto. A viaggiare sulla rotta Pescara-Bergamo sono due calciatori provenienti dalle squadre Primavera. L'Atalanta prende dal Pescara un attaccante classe 1997 nativo della città abruzzese, Denis Di Rocco, il Pescara prende dall'Atalanta un centrocampista classe 1995 nativo di Fiorenzuola d'Arda, Gianluca Barba.  

Valore di entrambi i calciatori: 1,5 milioni di euro. Plusvalenza realizzata da Pescara e Atalanta: 1,5 milioni per la società abruzzese, 1.499.999 euro per la società bergamasca. Ma che fine fanno i due calciatori che generano plusvalenze per 3 milioni di euro? Di Rocco disputa la stagione 2015-16 con la Primavera dell'Atalanta, ma non mantiene le aspettative. Gioca 20 partite, delle quali nessuna per 90 minuti, fa molta panchina e mette a segno soltanto 2 gol. Nella stagione successiva, 2016-17, viene spedito a fare esperienza in Serie C a Forlì. Gioca soltanto 3 partite, di cui una (la sola intera) a agosto in Coppa Italia contro l'Albinoleffe, poi arrivano i 19 minuti nella gara in trasferta contro il Padova del 10 settembre 2016 e i 5 minuti nella gara in casa contro la Maceratese del 9 aprile 2017. Il 28 maggio 2017, Di Rocco assiste dalla panchina alla retrocessione della sua squadra, al termine della gara di ritorno dei play out giocata sul campo dell'Alma Juventus Fano. Aveva assistito alla gara d'andata dalla tribuna. Nell'estate del 2017 viene spedito a giocare vicino casa, nel Pineto, Serie D. Nella stagione in corso ha collezionato 19 presenze, di cui 10 da titolare e nessuna per 90 minuti. Il prossimo 28 aprile Di Rocco compirà 21 anni. Forse è ancora presto per dire che non possa spiccare un balzo di carriera verso le massime divisioni, ma di sicuro gli inizi non sono stati incoraggianti. Fin qui la sola cosa certa sul suo conto è quella valutazione di 1,5 milioni data dall'Atalanta nell'estate del 2015, grazie alla quale il Pescara ha potuto realizzare la plusvalenza. Cifra quasi identica per la plusvalenza dell’Atalanta: 1.499.999 euro nel bilancio chiuso il 30 giugno del 2015. Un bilancio che fa segnare un rosso di 1,9 milioni nonostante vi siano iscritti ben 23 milioni di plusvalenze. Se ne riparlerà.




Come detto, il giocatore che passa dall'Atalanta al Pescara è Gianluca Barba. Che in realtà non indossa nemmeno per un minuto la maglia biancazzurra. Anzi, per essere precisi, Barba non si sposta affatto da... Piacenza. Proprio così. Da gennaio 2015 si trova in prestito alla Pro Piacenza, e vi rimane dopo essere passato sotto il controllo del Pescara. Disputa la stagione 2015-16 ancora in prestito con la Pro e a giugno torna al Pescara. Che lo gira immediatamente al Piacenza Calcio 1919. Lì Barba disputa la prima metà della stagione 2016-17, e a gennaio 2017 viene mandato a giocare di nuovo con la Pro Piacenza. Attualmente si trova ancora lì, in prestito dal Pescara. Secondo quanto riferisce Transfermarkt, il contratto col club abruzzese scade il 30 giugno. La sua è fin qui un'ordinaria carriera da Serie C, così come quella di Di Rocco è un'ordinaria carriera da Serie D. Ma tre anni fa i due sono stati al centro d'un incrocio di plusvalenze da 3 milioni. 

Lo scambio Vio-Gambasin fra Pescara e Vicenza - È stata tenuta per ultima la plusvalenza realizzata che il Pescara ha realizzato col Vicenza, perché è quella che riguarda più da vicino il discorso sviluppato qui. Ancora una volta si tratta di plusvalenza incrociata, e in questo caso si tratta di "gemelli da binario morto". Cioè quelli che dopo lo scambio fra le due società vengono abbandonati a se stessi, e scivolano lentamente verso le categorie inferiori. Ma intanto le due società hanno fatto in modo di generare reciprocamente una plusvalenza da 750 mila euro, 1,5 milioni complessivi. Lo scambio avviene poche settimane dopo che le due squadre si sono affrontate nella semifinale dei play off di Serie B. L'ha spuntata il Pescara, che poi con grande sfortuna non verrà a capo del Bologna. I due ragazzi in questione sono Raffaele Vio, difensore veneziano classe 1998 che passa dalla Beretti del Pescara al Vicenza, e Filippo Gambasin, difensore di Castelfranco Veneto classe 1996 che passa dal Vicenza al Pescara. Cifre impegnative, che si rivelano del tutto fuori misura se si guarda a quale sia il destino immediato dei due ragazzi. Vio trascorre la prima metà della stagione 2016-17 nella Primavera del Vicenza, e lì gioca soltanto 12 minuti della prima di campionato contro il Cesena. Poi durante il mercato di gennaio viene ceduto in Serie D al Giorgione. Che per ironia della sorte è la squadra di Castelfranco Veneto, città natale del gemello Gambasin. Alla fine della stagione il Giorgione retrocede in Eccellenza. Da lì Vio non si è più mosso, anche dopo essersi svincolato dal Vicenza. Per quanto riguarda Gambasin, il suo passaggio al Pescara rimane sulla carta. Il club abruzzese lo lascia in prestito al club veneto, che continua a impiegarlo nella squadra Primavera. Gambasin resta in biancorosso fino alla conclusione della stagione 2016-17. Poi capisce che un'altra squadra deve cercarsela da sé e si piazza al Valbrenta, club che milita in Promozione. 

Come i due calciatori hanno svelato ieri sera a Moreno Morello di Striscia la Notizia, in un servizio legato al comune lavoro d'inchiesta condotto dal programma di Antonio Ricci e da Calciomercato.com, Vio e Gambasin erano totalmente all'oscuro della valutazione che è stata data loro e iscritta in bilancio.  

Così come non lo sapevano altri giocatori intervistati dall'inviato di Striscia e movimentati dal Vicenza con altre società allo scopo di generare plusvalenze: la coppia Mandorlini-Reali con l'Ascoli e la coppia Tonelli-Bonicelli col Cesena. Ma c'è dell'altro. 
C'è che nella stagione in cui avviene lo scambio Vio-Gambasin, quella fotografata dal bilancio chiuso il 30 giugno 2015, il Vicenza è ormai travolto nel vortice delle plusvalenze. Che se sfuggono di mano diventano un meccanismo di auto-usura, e portano inevitabilmente alla catastrofe finanziaria. La perdita d'esercizio ammonta a 724.013 euro, e i debiti sono ormai fuori controllo. Ma la società iscrive a bilancio plusvalenze per 9.005.250 euro. 



E in questo caso ci si limita a fare nomi e cifre, perché se si dovesse tracciare ciascuna traiettoria individuale si scriverebbe un trattato. Si comincia con Tommaso Boesso (1998), Davide Pizzolato (1998) e Gioele Donadello (1997), che fruttano plusvalenze per 3,65 milioni di euro nell'ennesimo scambio col Cesena. Che dal canto suo piazza al Vicenza altrettanti giocatori e realizza la medesima plusvalenza da 3,65 milioni. I calciatori mandati a Vicenza sono: Patrick Giulianelli (1998), che a Vicenza non ci passa nemmeno e viene spedito in serie D alla Sammaurese, dove si rende protagonista di un episodio grottesco (urina in campo durante la gara perché il bisogno gli è impellente); Mattia Alberighi (1998), anche lui mai passato al Vicenza, anche lui attualmente alla Sammaurese; e Pietro Magnani (1997), palleggiato tra Vicenza, Cesena, Ravenna e adesso tesserato dall'Alfonsine.

Poteva mancare il Chievo? Certo che no. E infatti ecco le plusvalenze realizzate con le cessioni di Damir Bartulovic (sloveno, 1996) per 1,5 milioni, e Osazuwa Edeobi (nigeriano, 1998) per 797.900 euro. In cambio dalla società controllata da Paluani arrivano Kevin Magri (1995), i cui 1,5 milioni fanno scopa con quelli di Bartulovic, e Davide Bianchi (1996), plusvalenza da 800 mila euro che praticamente pareggia quella di Edeobi. Bianchi e Magri sono ancora a Vicenza, Edeobi e Bartulovic meriteranno un discorso a parte. Soprattutto lo sloveno. Se ne riparlerà. Ci sono persino i 500 mila euro realizzati grazie al trasferimento di Tanasiy Kosovan (ucraino, 1995), al Varese. Che in cambio piazza ai veneti Lorenzo Laverone (1989) per la medesima cifra. Fra tutti i nominati, Laverone è quello che ha compiuto il percorso di carriera migliore e adesso gioca in B nell'Avellino. Kosovan è all'Igea Virtus, Serie D. E poi ci sono le tre plusvalenze concesse dalla Juventus, società il cui nome ricorre spesso in questi anni dello sfascio vicentino: 149.600 euro per l'italo-portoghese Pedro Almeida (2000), 149.900 euro per Riccardo Meneghini (2000) e 629.900 euro per Davide Massaro (1998). Il solo Meneghini è rimasto alla Juventus, nei ranghi della Primavera. Pedro Almeida è adesso in forza alla Primavera del Porto, Massaro è in Svizzera all'Ascona dopo un'infelice parentesi alla Carrarese. La somma dei tre trasferimenti fa 929.400 euro di plusvalenze per il Vicenza. Che in parte vengono bilanciate dai 600 mila euro per l'acquisizione del difensore Luigi Rizzo (1997), subito smistato dai biancorossi al Campodarsego. Adesso gioca nel Sorrento, in Eccellenza. 

Tutto questo vorticare di trasferimenti e plusvalenze avviene durante l'estate del 2015. La prima estate dopo il Caso Parma, l‘evento che secondo l'allora presidente Carlo Tavecchio non avrebbe più dovuto verificarsi nel calcio italiano. E invece stava giungendo al culmine del dramma Caso Vicenza. E nessuno è stato in grado d’impedirlo. 

(2. continua)

@pippoevai

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