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Una settimana al raduno della squadra prima della partenza per il ritiro di Cortina d'Ampezzo, e il tabellino entrate-uscite della Fiorentina presenta una situazione che, se ancora non si può definire preoccupante, quantomeno mette in serio dubbio i tanti che sono ancora indecisi se sottoscrivere o meno l'abbonamento per la prossima stagione. Mai come quest'anno il termometro per capire a che punto è il feeling fra la famiglia Della Valle e la piazza di Firenze sarà indubbiamente il numero delle tessere che verranno staccate per le gare interne del 'Franchi', e stavolta le scuse banali fornite lo scorso anno da parte di alcuni dirigenti, come l'introduzione della tessera del tifoso, i tornelli o la scomodità di raggiungere lo stadio, non serviranno. E tuttavia le partenze a costo zero dei vari Avramov e Comotto, cui vanno ad aggiungersi quelle di Santana e Donadel (quest'ultimi due fra i migliori come rendimento della passata deludente stagione), non sono niente in confronto al peso specifico perso dalla Fiorentina con la cessione, sempre a 'guadagno nullo', di Adrian Mutu, e alla grave perdita, anche in termini economici, di Gaetano D'Agostino. Proprio quest'ultima partenza non solo ha lasciato strascichi che si ripercuoteranno sul prossimo bilancio, ma sembra in pesante conflitto con le dichiarazioni che Andrea Della Valle - da cui ancora si aspetta l'enunciazione del patto promesso con Firenze -, che aveva promesso una squadra, l'anno prossimo, costituita da soli giocatori motivati.

Di motivazioni per riscattarsi Gaetano D'Agostino nella stagione che sta per iniziare ne avrebbe avute a bizzeffe, e lo ha dimostrato nelle rare occasioni concessegli nel finale del passato campionato, quando, insieme a Cerci, evidentemente provava a dare un senso positivo ad un'annata per il resto da dimenticare. Detto che la partenza anche del 'Thierry Henry di Valmontone' - Juve o City poco importa, perché non si può rimpiangere un giocatore assai deludente per 3/4 del proprio campionato, un personaggio che farebbe bene a riflettere bene prima di parlare specie durante le interviste - rinnegherebbe perfettamente lo scorso mercato estivo (10 milioni di euro spesi per la comproprietà di D'Agostino e l'acquisto di Cerci), le partenze in casa viola non sembrano finire qua, perché se il monte ingaggi è sceso, pur con alcuni tagli importanti ancora da operare - fra cui molto probabilmente quello di Frey, un altro che di motivazioni è stracolmo - ancora si è fatto poco per il 'secondo parametro' in cui si deve muovere Pantaleo Corvino: il rientro di dodici milioni di euro, fra cessioni ed acquisti, entro la fine della sessione estiva. Fra partenze e arrivi, al momento, la Fiorentina è 'fuori budget' di due milioni di euro (leggasi acquisto di Romulo), e quindi rimangono in procinto di lasciare Firenze - speriamo non, come temo, negli ultimi giorni d'agosto, quando Corvino avrebbe grandissima difficoltà a sostituirli - Vargas, Gilardino e anche Montolivo.

Proprio quest'ultimo merita, a mio parere, un elogio pubblico. E' stato l'unico giocatore ancora tesserato con la Fiorentina che si è esposto, sbagliando forse nei tempi delle sue dichiarazioni, sulla mancanza di progettualità tecnica e societaria del club viola. Montolivo è stato criticato per quello che ha scritto nella sua dichiarazione alla stampa, il giorno dopo l'ultima giornata di campionato, ma il tifoso, quello che non si ferma ai meri giudizi tecnici sul giocatore, non può che riscontrare della veridicità in quel testo. La cosa che però deve far preoccupare soprattutto i dirigenti della Fiorentina è che chiunque lasci Firenze lo fa con del 'veleno'. Le storie d'amore nel calcio, come detto più volte, possono finire, ma quando tutto termina a 'male parole', e non è solo un singolo a farlo ma molteplici protagonisti del recente passato viola - leggasi anche le dichiarazioni di Donadel, Santana, D'Agostino -, vuol dire che c'è qualcosa all'interno del club che non funziona. Più che a sottoscrivere un patto con i tifosi, Andrea Della Valle pensi a far tornare la Fiorentina quell'esempio di società modello che è stata anche negli anni delle partenze eccellenti, dando soprattutto una comunicazione più efficace al club di cui è comunque ancora il vertice. E' vergognoso che nell'ultima settimana la squadra gigliata sia stata menzionata sui media nazionali più per i comunicati relativi alla scomparsa in sala stampa di un paio di occhiali, che per la delucidazione di un progetto tecnico ancora troppo nebuloso, che lascia Firenze ancora molto scettica su quello che sarà il futuro della propria squadra di calcio.