Una Fiorentina con gli attributi. Poi, però, la forza della Juventus è venuta fuori, non senza difficoltà. I viola hanno spaventato i bianconeri, in un clima riscaldato dalla rivalità e ancor più fomentato dalla presenza del ‘traditore’ Bernardeschi. Solo il disastro arbitrale ha cambiato l’inerzia della sfida: quasi quattro minuti per sbagliare decisione, chissà come sarebbe potuta andare se non ci fosse stato l’abbaglio sul tocco di Sandro in favore di Benassi.

Pioli l’aveva impostata al meglio, azzeccando anche la soluzione per contrastare Mandzukic e annientare Higuain: che carattere Milenkovic, talento da vendere. L’unica carta scoperta è rimasta quella relativa alle situazioni, quelle da cui passano i risultati: così, una punizione dell’ex trasforma i fischi in un silenzio assordante e doloroso, battendo uno Sportiello sempre più da rivedere. La Juventus è di un’altra categoria, questo rimane lampante, come il fatto che, per vincerla, abbia dovuto calarsi nei panni dei gigliati, con una mentalità da provinciale fatta di difesa e resistenza, prima di tirare fuori l’essenza e la superiorità.

Restano tanti rimpianti, al ‘Franchi’ si è respirata l’aria da grande sfida: non accadeva da tempo. Sembrava di lottare per qualcosa, la prestazione sontuosa sbatte però contro una classifica che piange ancora. Senza dimenticarci della visita di Andrea Della Valle. Ha provato a restare nell’ombra, è stato stanato ma è sfuggito a possibili dichiarazioni e contestazioni: non una scelta comunicativa ineccepibile, quella del Presidente, che ha preferito non esaltare troppo la sua presenza. Ma, d’altronde, i Della Valle, in queste scelte, difficilmente ci hanno azzeccato, specialmente nei tempi duri.