DNA, sfortuna, inferiorità: chiamatele come volete. Ma tre sconfitte in finale, sempre contro la stessa squadra, nel giro di un anno scocciano. Dallo Scudetto alla Viareggio Cup, l’Inter non ci dà tregua. Certo, i giovani nerazzurri finiscono in tesoretti senza neanche poter godere della Prima Squadra, almeno quelli viola rischiano di esordire. Colidio e Rover ci condannano, mentre lo scartato Zaniolo dirige l’orchestra. “Non ha testa”, sì... ma ha gambe. Complimenti, ancora una volta, per un cammino che ha messo in evidenza la possibilità di godere nuovamente delle gesta di gioventù dopo l’exploit di Chiesa.
 
Stefano Pioli ha interrotto le vacanze per esserci, come lo scorso anno, quando si era da poco seduto sulla panchina viola. Originario di Parma, ha visionato la Primavera a pochi chilometri da casa, senza averla lasciata da sola anche in altre occasioni nell’arco della stagione. Al ritiro di Moena manca meno di un mese: considerati gli esuberi e il budget, alcuni giovani saranno essenziali. Non l’ossatura, come accadde un’estate fa, quando il precampionato assunse l’aspetto di allenamenti in linea verde, ma parte integrante e potenzialmente arruolabile.
In tre hanno il posto fisso sul treno per la Val di Fassa: Cerofolini, Sottil e Gori, già presenti nel 2017, a cui si aggiungono Hristov e Ranieri. Sono loro i primi nomi. Poi, gli altri, saranno sorprese, da Valencic al ritorno di Meli e Diakhaté, rispettivamente la rivelazione dell’ultimo e del primo di Paulo Sousa.
 
Il risultato non deve illudere. La vittoria sarà vederli con i ‘grandi’, elementi primari o sostituti pronti all’uso. Il discorso è uno solo: basta con le riserve scadenti e onerose, dentro i nostri giovani, perché sono anche loro ad aumentare l’entusiasmo e far tornare le persone vicine alla Fiorentina e allo stadio. Pioli, al ‘Mapei Stadium’, li ha osservati: adesso, però, c’è da interrompere il trend. Nella squadra più giovane del campionato, neanche un profilo della Primavera ha fatto il proprio esordio in Serie A. E ce ne sarebbe stato bisogno. Perché tre finali in dodici mesi e prestazioni altisonanti di alcuni gocatori sono un segnale.